Heidi Levine in ospedale dopo l'aggressione dei coloni israeliani
Gli Stati Uniti sono “molto turbati” dalle immagini dell”aggressione ai danni della fotoreporter americana avvenuta venerdì scorso in Cisgiordania. Lo ha detto il segretario di Stato americano Marco Rubio, esortando Israele a “intervenire con fermezza” contro la violenza nella regione. “Siamo molto turbati da quelle immagini e da ciò a cui stiamo assistendo”, ha aggiunto Rubio, parlando della vicenda che ha coinvolto Heidi Levine, fotografa del Washington Post, mentre documentava la raccolta annuale delle olive da parte dei palestinesi, un’attività ripetutamente ostacolata dai coloni israeliani.
L’aggressione alla fotoreporter non è l’unico episodio accaduto in questi giorni. Ad essere aggredito è stato anche un convoglio di diplomatici europei che si trovava in visita nella Cisgiordania occupata. L’aggressione è avvenuta nei pressi del villaggio palestinese di Taybeh, nei pressi di Ramallah. Sul posto erano presenti diplomatici belgi, polacchi e francesi, tra cui il console francese a Gerusalemme. I coloni mascherati e muniti di bastoni hanno lanciato pietre contro i veicoli diplomatici rompendo il vetro dell’auto su cui viaggiava il console belga. Secondo quanto riportato da Haaretz, tra le persone aggredite vi era anche Bernard Baudoux, sindaco della città francese Aulnoye-Aymeries.
La polizia israeliana ha arrestato dieci persone sospettate di essere coinvolte nei recenti attacchi che sono stati condannati dall’Idf, dal presidente israeliano Isaac Herzog ed anche da Netanyahu che però ha detto che la dinamica di quanto accaduto non sarebbe chiara.
La fotoreporter operata ad un dito: “Credevo di morire”
La fotoreporter del Washington Post ha ricevuto la solidarietà del suo editore, il patron di Amazon Jeff Bezos, che ha detto di essere rimasto profondamente scioccato dall’accaduto esprimendo la massima solidarietà. Levine è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico alla mano sinistra con l’intento di salvare un dito rimasto quasi completamente schiacciato.
A proposito dell’aggressione ha raccontato: “Non pensavo che sarei uscita viva da lì”. Heidi Levine ha aggiunto che la versione dei fatti fornita dal premier Benyamin Netanyahu è “una menzogna assoluta e il più grande insulto”. La donna ha parlato alla tv israeliana Channel 12 ed ha spiegato come è andata la dinamica: “Arrivati sul posto, abbiamo iniziato a notare degli uomini, coloni ebrei, nella valle di fronte a noi. Improvvisamente un gruppo di uomini, almeno una ventina, mi si è scagliato contro. Per fortuna indossavo una pettorina e un casco. Mi hanno buttato a terra e hanno iniziato a prendermi a calci e a colpirmi con dei bastoni. Due medici e un’infermiera che mi hanno visitato sospettano che sia stato persino accoltellata ai glutei, forse con un coltello”.
La fotoreporter ha aggiunto: “Altri colleghi mi hanno detto di aver visto dei coloni legare dei chiodi ai bastoni. Ho detto loro che ero una giornalista. Sulla mia attrezzatura protettiva c’era scritto ‘Press’. Avevo due telecamere con me. Me le hanno strappate dalle spalle e hanno rotto le cinghie. A un certo punto mi hanno aiutato ad alzarmi, ma non per aiutarmi. L’hanno fatto per continuare a derubarmi. Alla fine mi hanno preso due borse e la custodia che indossavo”.
Commentando le dichiarazioni di Netanyahu, secondo cui dei giovani israeliani l’avrebbero aiutata a rialzarsi, Levine ha affermato: “Questa è una menzogna bella e buona e un insulto gravissimo. Lui ha tutte le prove fotografiche. L’unica volta che ho visto qualcuno lanciare pietre è stato quando due miei colleghi hanno cercato di farmi scappare, e poi i palestinesi hanno cercato di allontanare i coloni da me e hanno iniziato a lanciare pietre nella loro direzione in modo che i miei colleghi potessero correre avanti e salvarmi. Se non l’avessero fatto, probabilmente sarei morta. Non pensavo di sopravvivere. Ho seguito guerre e conflitti in questa regione per più di quarant’anni. Ho lavorato in Siria, ho lavorato in Ucraina. No. Ieri non pensavo che sarei uscita viva da lì. Quindi, signor primo ministro, forse dovrebbe riguardare questi video e vedrà che nessuno ha cercato di aiutarmi, tranne i miei colleghi”.
“Non permetterò a questi delinquenti di fermarmi, sono semplicemente terroristi ebrei e stanno distruggendo l’immagine di tutti coloro che vivono in Israele, in tutto il mondo. Perché oggi, quando qualcuno sente la parola ‘israeliano’ o il nome ‘Israele’, l’unica cosa che gli viene in mente sono queste persone, e quello che mi hanno fatto ieri”.
Il 27 ottobre si vota in Israele, l’endorsment di Trump per Netanyahu
Restando in Israele dove il prossimo 27 ottobre si vota, dopo settimane di attesa Benjamin Netanyahu ha ottenuto quella che a tutti gli effetti potrebbe essere una carta vincente. In un lungo post indirizzato al ‘grande popolo di Israele’, Donald Trump ha infatti dichiarato il “pieno e totale sostegno a Bibi nella sua corsa alla rielezione da primo ministro”. Il messaggio è arrivato all’indomani dell’avvertimento del premier al Paese in cui ha definito “le elezioni in bilico” perché i due blocchi principali sono in parità. Non solo, Netanyahu sa che una grossa fetta dell’elettorale resterà indecisa fino all’ultimo momento e che pesano ogni giorno di più la crisi in Cisgiordania, con i coloni estremisti letteralmente fuori controllo, e gli omicidi mirati a Gaza, che domenica hanno provocato anche la morte di una bambina di 7 anni e di un ragazzino di 14.
“Bibi Netanyahu è stato un grande primo ministro combattente e un partner per la pace ancora più importante nella lotta contro l’Iran, che da 51 anni ripete lo slogan ‘Morte a Israele, morte all’America!'”, ha scritto il presidente Usa sottolineando che poi certe cose finiscono per diventare realtà.
Quanto detto da Trump ha provocato la reazione di Gadi Eisenkot, il principale sfidante (sempre da destra) di Benyamin Netanyahu alle elezioni israeliane. Eisenkot ha replicato al messaggio di sostegno di Donald Trump, affermando che “solo gli israeliani possono scegliere il proprio leader”.
