Hormuz, sette navi colpite dall'Iran in una sola notte. Usa e Israele preparano la guerra, Netanyahu: "Trump vuole finire il lavoro in Iran assieme a me" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Nello stretto di Hormuz sarebbero state colpite sette navi in una sola notte: tre hanno urtato delle mine e quattro sono state attaccate direttamente dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc). A riportarlo, secondo quanto riferito da Al-Jazeera, sono le autorità iraniane secondo le quali queste navi sono tutte legate agli Stati Uniti. Se confermato, si tratta del numero più elevato di incidenti ammesso dall’Irgc in un solo giorno da quando la crisi di Hormuz è cominciata.
La situazione di estrema incertezza ha fatto intanto schizzare in su il prezzo del gas che si avvicina ai 92 euro al megawattora. Anche il petrolio è ai massimi dallo scorso maggio, con il wti che sale oltre i 100 dollari a quota 100,29 dollari al barile (+0,82%). In salita anche il brent trattato a 113,94 dollari al barile (+0,68%).
Trump, nella giornata di ieri ha negato attacchi in queste ore contro navi a Hormuz, sostenendo che l’Iran “sta facendo di tutto per far salire il prezzo del petrolio in vista delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Arrivano persino a inventarsi falsi attacchi, mine e quant’altro, dato che oggi attraverso lo Stretto di Hormuz transita più petrolio di quanto ne passasse prima ancora dell’inizio del conflitto”.
Prosegue l’offensiva degli Houthi, missili contro Riad in Arabia Saudita
Nell’area, oltre ad Hormuz, come sappiamo è in corso una guerra in Yemen che vede contrapposti i ribelli degli Houthi vicini a Teheran e le milizie ufficiali appoggiate dall’Arabia Saudita. Ieri c’è stato un attacco missilistico degli Houthi contro la capitale saudita Riad. Le autorità hanno diramato un allarme poi revocato. Poco prima, il portavoce della coalizione a guida saudita aveva affermato che le difese aeree avevano intercettato e distrutto due droni lanciati dagli Houthi verso la regione meridionale dell’Arabia Saudita. I media legati agli Houthi, come riportato da Al-Jazeera, hanno riferito oggi che le forze yemenite hanno sferrato due attacchi aerei contro un edificio dell’ente idrico nel distretto di al-Hazm, nel governatorato di al-Jawf, nello Yemen settentrionale.

Sul fronte opposto, secondo l’emittente yemenita Al-Masirah e le autorità sanitarie locali riportate dall’iraniana PressTv, almeno 30 civili yemeniti sono stati uccisi o feriti nelle ultime 24 ore a causa di una nuova ondata di attacchi aerei e di artiglieria condotti dall’Arabia Saudita e dalle forze ad essa alleate contro aree residenziali nelle province di Taiz e Hajjah.
L’attacco in Iran dopo le elezioni di midterm
Al di là di quello che sta accadendo ora sui vari scenari del Medio Oriente, come riporta il New York Times, gli Stati Uniti e Israele hanno messo a punto nuovi piani per attaccare l’Iran subito dopo le elezioni americane di metà mandato. I dettagli dei nuovi raid sono ancora in fase di elaborazione, ma sarebbero già stati individuati i bersagli da colpire: dalle infrastrutture energetiche agli impianti nucleari, passando per l’arsenale di droni.
In preparazione del possibile blitz, breve ma intenso, le forze armate americane e israeliane hanno intensificato le esercitazioni, volando nei cieli iracheni per simulare le manovre da adottare. Pur avendo cancellato più volte all’ultimo momento un nuovo attacco contro l’Iran, Trump non ha mai chiuso la porta a una nuova offensiva per colpire dopo il 3 novembre. “Devo decidere come vincere”, ripete da giorni, lasciando intendere che una ripresa delle ostilità non è esclusa.
Diversi critici temono che il commander-in-chief autorizzerà un attacco soprattutto nel caso di una sconfitta, soprattutto se i democratici dovessero conquistare sia la Camera che il Senato. Un raid – a loro avviso – consentirebbe di spostare l’attenzione dalla bruciante debacle che di fatto lo renderebbe un’anatra zoppa per il resto del mandato. E nel caso decidesse di agire, Trump dovrebbe farlo prima dell’insediamento del nuovo Congresso a gennaio: questo per approfittare degli ultimi mesi in cui i repubblicani avranno il controllo di Capitol Hill.
Su un eventuale attacco aleggia anche l’incertezza dovuta alle elezioni del 27 ottobre in Israele. Se Netanyhau dovesse perdere, sarebbe difficile per lui avviare una guerra. Non è escluso comunque – avvertono gli esperti – che il premier possa sfruttare la prospettiva di un attacco congiunto israelo-americano per fare pressione sui suoi rivali, spingendoli a unirsi a un governo di unità nazionale per la gestione del conflitto, come quello creato dopo l’attacco del 7 ottobre.
Proprio Hamas avrebbe fatto sapere a Israele di essere pronto a un nuovo attacco come quello del 2023, in un messaggio schietto e dai toni minacciosi consegnato al Coordinatore umanitario delle Nazioni Unite Ramiz Al-Akbarov. Secondo quanto riportato da Ynet, l’organizzazione starebbe accumulando armi e ricostruendo tunnel a Gaza, ma l’intelligence non ritiene che abbia la forza per ripetere il 7 ottobre. Anche se Hamas – hanno spiegato alcuni funzionari israeliani – sembra pronta a scommettere sul fatto che Israele non abbia la capacità di condurre un’operazione su larga scala fra il voto del 27 ottobre e le midterm del 3 novembre.
Scetticismo in Iran su una ripresa delle ostilità
Su una ripresa delle ostilità israelo-americane in Iran c’è molto scetticismo. Molti sostengono che non potrà avere più successo di quella iniziata a febbraio, e solo pochi ritengono che riuscirà a piegare Teheran. I target individuati di sicuro rappresenterebbero una grande perdita per Teheran se colpiti, ma probabilmente non abbastanza per una capitolazione. Anche centrare Pickaxe Mountain potrebbe non risolvere il nodo del nucleare che sta tanto a cuore a Trump. Il rischio maggiore è quello di un ampliamento di un conflitto in un Medio Oriente, dove la tensione è già alle stelle.
Netanyahu: “Trump vuole finire il lavoro in Iran assieme a me”
Della possibilità della ripresa della guerra ha parlato oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha dichiarato che il presidente statunitense Donald Trump lo ha indicato come il leader più adatto a condurre fino in fondo la guerra contro l’Iran. Citando il recente sostegno espresso da Trump, ha riferito che il presidente americano ha chiarito di voler “portare a termine il lavoro” avendo lui, Netanyahu, come partner. Come scrive Al-Jazeera, Netanyahu ha inoltre avvertito che qualsiasi nuovo attacco da parte dell’Iran riceverà una risposta caratterizzata da “una forza e una potenza che non riescono nemmeno a immaginare”.
Trump: “Finiremo l’Iran molto presto, in un modo o nell’altro”
Anche Trump ha parlato ancora di Iran nel corso di un comizio in Iowa che si è tenuto ieri, giovedì 22 ottobre: “Ho risolto otto guerre e ne stiamo risolvendo altre due. Finiremo l’Iran molto presto. In un modo o nell’altro. Per me è quasi insignificante come”.
