Salvini eletto alla guida della "Lega Italia Federale" chiede lo stop alle armi in Ucraina, Meloni: "Così mi metti in difficoltà". L'affondo contro i giornalisti (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Matteo Salvini resta alla guida della Lega. Nella sua Milano, il congresso che, ieri domenica 25 ottobre, ha voluto per stoppare la fronda nordista lo conferma segretario per la quarta volta. Per lui 465 voti, 146 a Massimo Garavaglia. Solo 8 le schede bianche e nulle e, sui 611 voti validi, il 76% va al primo, sfiora il 24% il secondo.
La parola “Italia” nel nuovo simbolo della Lega
Il leader quindi si blinda ufficialmente per altri 4 anni – il mandato scade nel 2030 – e con un nuovo simbolo in cui appare associata la parola “Italia” accanto a quella della “Lega” (“Lega Italia federale”) traghetta il partito verso le elezioni politiche. Salvini ha chiesto almeno 1-2 settimane per definire la segreteria politica (novità introdotta nello statuto), ed ha assicurato che Luca Zaia è “prezioso” e darà una mano alla squadra ma senza fretta. Resta in ballo l’ipotesi che all’ex Doge venga invece offerta una più prestigiosa vicesegreteria unica.
Dal palco, e con un piglio più di lotta che di governo, Salvini ha annunciato che al Consiglio dei ministri chiederà di smettere di dare soldi e armi all’Ucraina, frase che ha messo in difficoltà la premier Meloni. La promessa, Salvini l’ha messa sul piatto dei leghisti prima che si aprano le urne. E in modo un po’ irrituale, parlando ancora da candidato, ha chiesto: “Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato per portare questa nostra posizione”. La mossa ha convinto i leghisti più radicali ed anche Zaia, che ha condiviso apertamente dichiarando “sennò quella guerra diventerà il nostro Afghanistan”.
Per il resto il “capitano” riconfermato ha chiuso l’inaspettato conclave milanese con l'”amarezza” per le polemiche dei mesi scorsi ma anche dicendo basta ai ‘fratelli-coltelli’ dentro il Carroccio o con il boicottaggio che ha bollato come “tradimento al leghismo”. Nell’ex fiera di Milano, Salvini ha glissato sull’esito delle urne. Un voto per la prima volta segreto e con i nomi scritti a mano. Tanto da dare adito al sospetto, da parte di alcuni, di trucchetti dei ‘salviniani’ per contarsi scrivendo il nome del leader in più modi, in base alle regioni.

25% dei consensi allo sfidante Massimo Garavaglia
Di certo c’è che lo sfidante Massimo Garavaglia, senatore e amico di Giancarlo Giorgetti, ha strappato “quasi il 25%” dei consensi. Lo ha detto lui stesso sorridente. E così, da outsider e con l’appoggio esplicito solo dei “ribelli” Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, è tornato a casa soddisfatto.
La percentuale dei consensi raccolti ha rilevato che un’alternativa al “Capitano” c’è. Garavaglia l’ha spiegata così: “La mia candidatura era per dare voce ad anime differenti che ci sono. Dopodicché si lavora tutti insieme. Però negare l’evidenza non fa bene a nessuno”. Non a caso gli ha fatto eco Romeo, convinto che “quel disagio non era un’invenzione, non erano diatribe interne, ma un disagio che non può essere ignorato, e soprattutto non solo lombardo”. Per Salvini, però, guai a chiamarla “corrente” di partito: “Le correnti le lasciamo al Pd, e nemmeno minoranza e maggioranza”.
Il giorno dopo il processo al capro espiatorio Romeo, al congresso i toni si sono fatti morbidi, a parte l’intervento puntuto di Silvia Sardone. L’eurodeputata in corsa come sindaca di Milano ha rivendicato fiera “una Lega d’attacco e non una Lega democristiana”, lette da molti come un attacco a Zaia. Tutti gli altri hanno parlato di un clima da pace riconquistata. Se n’è fatto interprete Giancarlo Giorgetti che ha parlato da militante e non da ministro non negando che ci siano problemi (“Chiaramente ne abbiamo”). Giorgetti ha però offerto la soluzione: “Facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso”. Sembra un endorsement a Zaia che ha continuato a non raccogliere incarnando però il ruolo del paciere. “Anche nelle famiglie c’è qualcosa che non funziona, ma in questo congresso sono venuti fuori più punti di coesione che divisione, questo è il messaggio” ha detto l’ex governatore veneto.
Di certo a invocare il suo nome ma anche quello di Giorgetti, Durigon e “ovviamente Salvini” è pure Garavaglia. Tutti definiti “fuoriclasse” che vorrebbe nella sua squadra se eletto, chiarendo: “Dobbiamo pescare dal vivaio dove abbiamo fuoriclasse che tutti ci invidiano e non cercando il super calciatore sul mercato”. Impossibile non pensare a Roberto Vannacci: all’ultimo congresso un anno fa salì sul palco con la tessera appena presa della Lega. Ora il generale è visto solo come “un traditore”.
Meloni sull’Ucraina: “Così mi metti in difficoltà”
Tra un intervento e l’altro, secondo quanto ricostruito da diversi quotidiani, a Matteo Salvini sarebbe arrivata la telefonata di Giorgia Meloni che gli avrebbe detto che la linea scelta sull’Ucraina la mette in evidente difficoltà. Sui social, Giorgia Meloni ha invece scritto: “Congratulazioni a Matteo Salvini per la riconferma alla guida della Lega. A lui e a tutta la comunità del partito i miei auguri di buon lavoro. Continuiamo a lavorare insieme, con responsabilità e determinazione, nell’interesse dell’Italia”.
Cosa ha detto Salvini sull’Ucraina
Il segretario leghista non ha nessuna richiesta immediata da portare in Consiglio dei ministri ma è nettamente contrario ad un nuovo decreto che finanzi l’invio di armi a Kiev per il 2027. Queste le sue parole: “Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”.
L’attacco alla stampa da parte di Salvini: “Ho detto io di separare i giornalisti servi”
Matteo Salvini, durante il congresso ha attaccato pesantemente la stampa. La sala con militanti e delegati è al secondo piano dell’Allianz Mico di Milano ed è off limits per i giornalisti, che sono stati “confinati” al piano di sotto. Il vicepremier, una volta presa la parola, ha lanciato affondi durissimi contro i giornali che “anche oggi stanno scrivendo cazzate”. Ed ha raccontato di aver scelto lui – tra i politici più attivi, a dire il vero, con punti stampa giornalieri e sempre molto affollati – di dividere gli spazi, di fatto “recintando” i cronisti che hanno accesso alla sala principale solo accompagnati o nei momenti di pausa.
“Sono qua e sono al piano di sotto. Da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori di lasciarli lì, per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega”, ha affondato il leader del Carroccio. Gli attacchi sono poi saliti di livello ed hanno indirizzi ben precisi. Nei giorni scorsi, per esempio, “ho letto che Repubblica e Corriere hanno già fatto le liste elettorali, con esclusi e inclusi. Tutte cazzate da prima Repubblica” di giornalisti “servi” che “sono qua solo per fare il male della Lega. Evitate – si è rivolto ai militanti – di leggere quello che scrivono in questi giorni”.
Parole che hanno provocato la reazione dei tanti media, tra agenzie stampa, quotidiani e tv. Si sono quindi formati dei capannelli di giornalisti che hanno commentato negativamente tanto livore.
Dal palco Salvini ha continuato. La stampa “non ci ha mai aiutato e non comincerà ad aiutarci adesso. Da 40 anni cercano di stroncare la Lega, chiunque gli dia spazio non aiuta. Non si aiuta la Lega con le interviste, i libri, la polemica o i post su Facebook”. Il leader ha attaccato ancora il Corriere: “Nella loro homepage il congresso della Lega è in trentesima posizione, era un quotidiano una volta importante (anche se ieri il conclave leghista è stato altissimo sul sito tutto il giorno, ndr)”. Poi ha attaccato anche Repubblica mostrando un vecchio logo del Carroccio: “Girate a Repubblica il nuovo simbolo della Lega, così fanno l’ennesima figura di fango…”.
L’Ordine contro Salvini, Fnsi chiede la restituzione della tessera
Il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, ha replicato alle accuse del vicepremier: “Per Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari. Probabilmente la sua idea di congresso si avvicina a quella della vecchia Unione sovietica”.
La segretaria generale della Fnsi (il sindacato unitario dei giornalisti ndr) Alessandra Costante ha invitato Salvini a restituire la tessera: “Visto che detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi”.
Oltre a diversi esponenti politici, ha preso posizione anche la Associazione stampa Parlamentare (“da Salvini espressioni gravemente ingiuriose, il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”) e il Cdr del Corriere della Sera (“vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”). Queste invece le dichiarazioni della direzione di Repubblica: “Solidarietà ai cronisti e sdegno per il gesto e le parole del leader leghista. Ricordiamo a Salvini che il giornalismo di Repubblica non si piegherà mai di fronte alle intimidazioni dei potenti e ai volgari tentativi di mettere il bavaglio a chi li racconta”.
Dopo il congresso, i cronisti hanno fatto notare a Salvini che gli attacchi non sono stati il massimo. Lui ha ironizzato: “Mi pento e mi dolgo…”.
