(Foto Ansa)
Dobbiamo esser felici o delusi per questa manovra di bilancio appena approvata dal governo? “È soltanto una mancetta elettorale”, tuonano a sinistra. “Non abbiamo fatto promesse che non potevamo mantenere”, risponde Palazzo Chigi.
Dunque, niente di nuovo se stiamo alle polemiche. Come sempre i due schieramenti sono divisi, non si trova uno straccio di unità nemmeno se lo si paga a peso d’oro. Bisogna forse arrivare al giorno delle elezioni politiche per placare gli animi? Nemmeno per sogno: quel giorno si riprenderà con maggiore furia perchè chi ha vinto esulterà, chi ha perso troverà il modo di trovare un cavillo che metta in dubbio il risultato. O forse no, nel caso in cui gli italiani avranno votato in modo che non ci possano essere alternative o colpi di coda.
Per il momento, ci si deve accontentare di quel che il mercato offre.
Da una parte, si sostiene che i conti del governo sono in ordine, malgrado le difficoltà economiche che gravano sull’intero Paese. Dall’altra, si continua a ripetere che dopo quattro anni di governo, siamo al punto di partenza: l’Italia è rimasta al palo, nessun problema è stato risolto, nemmeno una delle riforme annunciate in campagna elettorale è giunta al traguardo.
Siamo alle solite perché anche all’interno delle due maggioranze non si respira un’aria tranquilla. Il tanto agognato campo largo (che ha come madrina Elly Schlein) non trova pace. Con Giuseppe Conte la segretaria di via del Nazareno sembra andare d’amore e d’accordo, ma fin dove arriva questa amicizia? I due leader del Pd e dei 5Stelle si contendono una poltrona che non è di poco conto: quella di Palazzo Chigi. Entrambi vogliono fare da alternativa a Palazzo Chigi: per questo non si trova la quadra.
“Con lei candidata non vinceremo mai le elezioni”, grida l’avvocato del popolo. “Lui ha diversi amici- nemici con cui deve combattere”, affermano i dem più fedeli. “Ad esempio, Matteo Renzi che con i suoi voti potrebbe far pendere la bilancia dalla nostra parte”.
Se Atene piange, Sparta non ride: anche a destra la situazione non è idilliaca. Antonio Tajani e Matteo Salvini fanno le bizze e chi ne fa le spese è la premier che ogni giorno deve mettere una pezza per evitare guai maggiori. A dire il vero ora che la manovra di bilancio è stata approvata, i due vice primi ministri sorridono.
Perché? I nuovi interventi che ha preso il governo diranno qualcosa di definitivo sul futuro della competizione elettorale Quando si voterà nel 2027? Chi diceva in primavera, chi più drasticamente (come la sinistra) voleva anticipare il voto a gennaio.
“Noi siamo pronti, non abbiamo timore di affrontare un avversario ormai alle corde”. Sarà così? I due vice della Meloni la pensano al contrario, vogliono guadagnare tempo. Entrambi perchè hanno bisogno di rimandare il più possibile le elezioni. Salvini ha perso una infinità di consensi negli ultimi mesi. Ora che il congresso del Carroccio lo ha confermato segretario ha la necessità di riprendersi quel che gli elettori gli hanno tolto.
La nuova Lega farà sentire di nuovo la sua voce.
Antonio Tajani riflette, vede che all’interno di Forza Italia la maretta non si è placata e non sono pochi coloro che vorrebbero un cambio della guardia al vertice. Quindi, al pari di Salvini, desidera e vuole rimandare l’esame del voto alla fine della legislatura quando i più intransigenti si saranno calmati e forse il suo posto non sarà insidiato. I guai della politica non finiscono mai, sono come gli esami di qualsiasi tipo.
Gli scontri e le violenze di Milano non possono essere dimenticati in fretta. Vetrine infrante, saccheggi, ruberie. Le immediate indagini della polizia avevano portato all’arresto di un giovane di seconda generazione figlio di genitori marocchini. Il pubblico ministero si era detto convinto delle sue responsabilità e lo aveva spedito in carcere.
La parola spettava ora al Gip che nel giro di ventiquattro ore, ha ribaltato le decisioni del Pm e ha liberato Youssef Siher che ha potuto tranquillamente tornarsene a casa. “È vergognosa questa soluzione”, dice la premier innescando una furiosa polemica con l’ANM, l’associazione dei magistrati, i quali rispondono immediatamente alle parole della Meloni. Ne nasce un putiferio a cui si accodano i giornali. “Il mostro non ha fatto nulla”, scrive Il Manifesto; “Ora Youssef sarà libero di giocare alla rivoluzione”, replica L’Identità con un titolo a caratteri cubitali.
Stamane alle 10,30, l’Italia si fermerà per uno sciopero dei sindacati di base. La speranza è che non succeda nulla se non una protesta civile che sarà ricordata dalla stampa con pochissima evidenza. È soltanto un augurio, ma dobbiamo crederci.
