Il caldo estremo nelle scuole dell’infanzia e nei nidi riaccende le polemiche alla vigilia del rientro. A Milano, dove durante l’estate le temperature nelle aule hanno sfiorato i 40 gradi, la situazione resta critica: alla riapertura, secondo i dati disponibili, soltanto tre scuole dell’infanzia su dieci risultano climatizzate. A luglio genitori e insegnanti erano scesi in piazza davanti a Palazzo Marino per chiedere interventi urgenti, senza che finora sia arrivata una soluzione strutturale.
La situazione estrema
Ma il problema non riguarda soltanto Milano. Proteste e segnalazioni sono arrivate anche da Roma e da altre città italiane, dove famiglie e operatori denunciano condizioni difficili per i bambini nei periodi di caldo più intenso.
A Bologna, una settimana fa, il caso è arrivato al Comune dopo il malore accusato da un bambino di un anno e mezzo in un nido cittadino, il 29 giugno. Il padre, pediatra, ha scritto al sindaco Matteo Lepore, alla giunta e ai gruppi consiliari proponendo di destinare alla struttura le rette non pagate, oltre 500 euro al mese, per acquistare climatizzatori.
“Trovo sinceramente inaccettabile — fa notare — che un nido d’infanzia possa essere dotato di un solo impianto di climatizzazione, limitato a un unico ambiente, mentre gli altri locali rimangono esposti a temperature elevate”.
Il pediatra ha sottolineato però il comportamento delle educatrici, che “hanno riconosciuto tempestivamente il malessere di mio figlio evitando un possibile peggioramento”. La richiesta è che “da settembre 2026 i vari ambienti dei nidi siano climatizzati in modo adeguato”.