Garlasco, la nuova ipotesi sul Dna: "I Ris sapevano che il test sui pedali della bicicletta era negativo" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
“I carabinieri del Ris di Parma agli ordini del generale Luciano Garofano sapevano che il test del Dna sui pedali della bici di Stasi era negativo ma nascosero i risultati che provavano la sua innocenza”. È la nuova e clamorosa ipotesi emersa nell’inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco, arrivata dopo quasi due anni di accertamenti.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Alberto Stasi sarebbe stato condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi sulla base anche di un elemento genetico che oggi viene nuovamente messo in discussione. Sui pedali della bicicletta Umberto Dei sequestrata a Stasi era stato individuato quello che inizialmente venne definito “materiale altamente cellulato”, successivamente associato al Dna della vittima.
La nuova documentazione acquisita dalla Procura sostiene però che già nel settembre 2007 furono effettuati due test di verifica con esito negativo. Di questi risultati, secondo gli investigatori, non sarebbe rimasta traccia negli atti utilizzati nei cinque processi che portarono alla condanna definitiva di Stasi.
I documenti recuperati dai Ris di Parma
La scoperta sarebbe stata possibile grazie ai “dati grezzi” e alla documentazione recuperata proprio presso il Ris di Parma. Il materiale è stato analizzato sia dai consulenti genetici della difesa di Stasi sia, autonomamente, dai consulenti della Procura Carlo Previderé e Pierangela Grignani.
Le due analisi avrebbero portato agli stessi risultati, facendo emergere l’assenza, negli atti del procedimento, delle due verifiche negative. “Di queste due corse elettroforetiche dei relativi tracciati completamente negativi non si è rinvenuta traccia in alcun atto del procedimento/processo celebratosi a carico di Stasi Alberto”. Nei giorni scorsi gli inquirenti hanno ascoltato alcuni carabinieri che lavorarono alle analisi effettuate all’epoca. Venerdì è stato interrogato anche l’allora comandante del Ris di Parma, Luciano Garofano.
L’attenzione degli investigatori si concentra dunque sulle attività svolte nel settembre del 2007, quando vennero esaminati i pedali della bicicletta sequestrata a Stasi.
I due test negativi e il risultato da 2,78 nanogrammi
Il campione era stato raccolto l’11 settembre 2007 sui pedali della bicicletta. Il giorno precedente erano stati eseguiti anche l’esame con luminol e il combur test per individuare eventuali tracce di sangue, entrambi con esito negativo.
Successivamente i Ris avevano effettuato due campionamenti sui pedali, indicati come “bu_p1” e “bu_p2” e poi riuniti nel campione “bu_p”. Il primo tentativo di analisi era stato «inibito». Il 19 settembre venne quindi eseguita una nuova procedura di purificazione e quantificazione.
Il risultato aveva indicato 2,78 nanogrammi, un quantitativo definito «enorme» e compatibile con il profilo genetico di Chiara Poggi. Il giorno successivo sarebbero state effettuate altre due prove di verifica. Entrambe, secondo i nuovi elementi acquisiti dalla Procura, avrebbero dato esito negativo. Gli esami, inoltre, sarebbero stati eseguiti come accertamenti tecnici non ripetibili e senza la presenza dei consulenti di parte.
I “raw data” riaprono il caso
Il ritrovamento del Dna attribuito a Chiara Poggi sui pedali era stato un elemento importante nell’inchiesta e aveva contribuito al fermo di Alberto Stasi il 24 settembre 2007, poi non convalidato. Lo stesso elemento era successivamente entrato nel quadro delle prove valutate nei processi che hanno portato alla condanna definitiva.
La nuova svolta nasce dai “raw data”, i dati grezzi, acquisiti dalla Procura di Pavia il 6 novembre 2025. Si tratta dei registri delle apparecchiature utilizzate nei laboratori, nei quali gli investigatori avrebbero trovato traccia delle due contro-analisi risultate negative.
La difesa di Stasi, attraverso i legali Giada Bocellari e Antonio De Rensis, ha affidato ai genetisti Ugo Ricci e Pasquale Linarello una consulenza per analizzare quei risultati. Anche la Procura ha svolto approfondimenti, valutando tra le ipotesi un errore nella registrazione dei dati oppure uno scambio di provette.
Quei “raw data” furono richiesti in più occasioni dai legali di Stasi ma non vennero mai forniti dai Ris. Ora, secondo la ricostruzione della Procura di Pavia, il dato genetico sui pedali torna quindi al centro dell’inchiesta e potrebbe avere un ruolo decisivo nella valutazione della vicenda giudiziaria di Garlasco.
