Zoe Trinchero (Foto Ansa)
“Qualche giorno fa mi è arrivata una cartella. Sì, quelle cartelle verdi che tutti conosciamo molto bene. Zoe, nella sua innocenza e ingenuità, mi ha detto: ‘Mamma, stai tranquilla. Ora che lavoro ci penso io ad aiutarti a pagare tutto’. E io ho sorriso”. A parlare è Mariangela Auddino, madre di Zoe Trinchero, 17 anni, uccisa nell’Astigiano la notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato.
“Invece – racconta in un audio diffuso dai legali che assistono la famiglia, Fabrizio Ventimiglia e Marco Giannone – avevamo iniziato a pensare al suo futuro: la scuola. Voleva fare la psicologa, per aiutare davvero le persone. La patente, la macchina che avevamo già scelto. Non siamo gente ricca, avremmo messo da parte qualcosa ogni mese per i suoi obiettivi. Che poi erano anche i miei. Era così matura, giudiziosa. In quei giorni era felice, serena. Aveva sistemato la sua camera. Chi la conosce lo sa: era davvero a posto”.
“Poi succede l’impensabile, l’imperdonabile – prosegue –. Abbiamo sempre parlato di tutto, senza tabù. Le ho spiegato il sesso come frutto dell’amore. Le ho insegnato il valore dell’amicizia, della verità, del dire no se non voleva qualcosa. A difendersi dai bulli, a sostenere i più deboli. Odiava la violenza, ma sapeva parlare e ascoltare. E continuo a chiedermi se sarebbe stato meglio insegnarle a non ascoltare, a non dar retta a chi diceva ‘chiariamo la faccenda in modo maturo’, perché la maturità è richiesta da entrambe le parti, non solo da lei”.
“Ora a questo non c’è rimedio. Non esiste perdono. Almeno io ora non lo concepisco. Era come me. Soffriva se vedeva soffrire chi amava”.
Per l’omicidio ha confessato Alex Manna, 19 anni. “È piovuto ogni volta che mi sono avvicinata a quel maledetto ponte – dice riferendosi alla balconata sul Rio Nizza, dove il corpo è stato trovato –. E io lo so che era lei. Piangeva con me, per me. Ora mi manca un pezzo che nessuno potrà restituirmi. Non capisco cosa sia successo né perché. So solo che la mia bambina non tornerà più. Non cerco altri colpevoli, se non chi ha deciso di strapparla a me, al suo papà, alle sorelline, ad Andrea, agli amici. Tutti l’amavano, perché lei era lei”.
“Mi sto torturando per non averle detto ‘vieni subito a casa’ quella sera. Ma perché avrei dovuto? Aveva finito di lavorare, era serena con gli amici. Mi fidavo. Non faceva tardi, mi avvisava sempre dei suoi spostamenti”.
“Io so chi è mia figlia – aggiunge –. Era un peperino, sì. Ma intelligente, sveglia, grande ascoltatrice e ottima oratrice. Si impegnava in tutto. Un cuore così grande non l’ho mai visto. Ha ricevuto ferite, anche da amiche, ma era sempre pronta a perdonare, a dare una seconda possibilità. Perché tutti sbagliamo e possiamo rimediare. Questo le ho insegnato”.
“Vogliamo la verità. Vogliamo che la società civile si mobiliti. Un uomo non deve nemmeno alzare un dito su una donna. Siamo noi genitori a doverlo insegnare. Le scuole devono educare al rispetto, non alla rivalità”. “Mi rivolgo anche ai giornalisti – continua –. Prima o poi il mio cuore rallenterà e ritroverò un po’ di lucidità. Ora sto solo cercando di rimanere viva. Ma queste parole sono per chi sta sostenendo Zoe, i suoi diritti e noi come famiglia. Mi state facendo sentire sostenuta, e Dio solo sa quanto ne ho bisogno per aprire gli occhi ogni mattina”.
“Zoe significa essenza della vita. Io mi farò portavoce del diritto alla vita, del diritto di dire no. Insieme alle migliaia di genitori che lottano contro il femminicidio. Se non mi do un obiettivo reale, non supero un’altra giornata. È ora che legge e istituzioni puniscano duramente gli assassini, senza scuse né cavilli”.
Infine l’annuncio del rosario, alle 21 nella chiesa di Sant’Ippolito a Nizza Monferrato, e dei funerali, domani alle 10. “Ovviamente sarà aperto a tutti. Come lei avrebbe voluto”. E un ultimo ringraziamento “per le donazioni, inaspettate e una manna dal cielo. Grazie alle amiche che si sono mobilitate. Grazie allo studio di avvocati che ci ha accolti nonostante la nostra situazione”.
