Piscina vietata al bimbo disabile, i genitori vincono la causa, per il Tribunale è "attività discriminatoria indiretta" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Costituisce “attività discriminatoria indiretta” non garantire a un bambino disabile l’uscita in piscina con gli altri compagni del centro estivo. Una sentenza, del Tribunale civile di Bologna, che crea un precedente giurisprudenziale importante sul tema del diritto al sostegno: l’ente infatti, l’Unione Reno Galliera che riunisce otto Comuni della provincia di Bologna, non aveva fornito tutta la copertura necessaria con gli educatori di sostegno al bambino, spingendo così i familiari a intraprendere una causa.
Ora, dopo l’ordinanza cautelare dello scorso anno, è stata pubblicata la sentenza del Tribunale di Bologna che non lascia spazio ai dubbi: “La discriminazione può derivare non soltanto dall’esclusione dal servizio, ma anche da modalità organizzative che ne consentano una fruizione ridotta o meno efficace rispetto agli altri utenti”.
I fatti – raccontati dal Corriere di Bologna – risalgono alla scorsa estate, quando i genitori di un bambino disabile iscrivono il figlio al centro estivo organizzato dall’Unione Reno Galliera nella provincia bolognese. In linea con la media nazionale, l’Unione autorizza 16 ore di sostegno con educatori a settimana: a fronte delle 190 ore complessive richieste dalla famiglia, ne vengono quindi concesse soltanto 80. Ore che vengono distribuite dal lunedì al giovedì, escludendo quindi la giornata di venerdì dedicata alle gite in esterna o alla piscina. Attività quindi alle quali il bambino disabile non avrebbe mai potuto partecipare per tutta l’estate.
Una discriminazione che ha spinto i genitori, rappresentati dall’avvocata Laura Andrao, a intraprendere una causa di cui a distanza di un anno è stata pubblicata la sentenza. Per la giudice Carolina Gentili della seconda sezione civile del Tribunale di Bologna: “La mancata partecipazione del minore alle attività ricreativo/sportive del venerdì previste dal centro sportivo Galliera Asd, facente capo all’Unione, per il venerdì, costituiva attività discriminatoria indiretta”. E ancora le parole della giudice Gentili: “La discriminazione può derivare non soltanto dall’esclusione dal servizio, ma anche da modalità organizzative che ne consentano una fruizione ridotta o meno efficace rispetto agli altri utenti”.
Non sono stati riconosciuti i danni patrimoniali o morali per via dell’ordinanza urgente emessa la scorsa estate, dopo la denuncia dei genitori, con la quale si è ordinato all’ente di eliminare la discriminazione indiretta.
Il sindaco di Galliera scrive a Blitz Quotidiano
Successivamente alla pubblicazione dell’articolo, la redazione di Blitz Quotidiano ha ricevuto una mail da parte del sindaco di Galliera e Presidente dell’Unione Reno Galliera Stefano Zanni in cui è stato chiesto di integrare quanto scritto con la loro versione dei fatti. Riportiamo qui di seguito quanto ricevuto:
“In riferimento all’articolo recentemente pubblicato sulla vicenda relativa alla partecipazione di un minore con disabilità al Centro Estivo di Galliera, ritengo opportuno chiedere una sua integrazione, al fine di consentire una rappresentazione della vicenda il più possibile completa ed equilibrata. L’articolo dà ampio spazio alla posizione e alle ragioni della famiglia, ma, trattandosi di una vicenda complessa che ha coinvolto anche l’Amministrazione comunale e l’Unione Reno Galliera, ritengo importante che possano essere conosciute anche le motivazioni e gli elementi rappresentati dall’altra parte. Per questo motivo allego a questa comunicazione una mia dichiarazione nella quale ricostruisco alcuni aspetti della vicenda e chiarisco la posizione dell’Amministrazione. Non si tratta di mettere in discussione il diritto di cronaca né, tantomeno, di contestare il fatto che sia stata data voce alla famiglia. Al contrario, ritengo che proprio su temi così delicati sia importante garantire ai lettori la possibilità di conoscere tutti gli elementi rilevanti e di formarsi liberamente la propria opinione”.
“Una vicenda complessa che merita di essere raccontata per intero”
Il sindaco Stefano Zanni scrive: “Ho letto gli articoli pubblicati nei giorni scorsi sulla vicenda del bambino di Galliera e, prima di tutto, voglio dire che considero importante che una storia come questa venga raccontata e che venga data voce a tutte le parti in causa. Credo sia altrettanto importante, nel rispetto di tutti, che una vicenda così complessa venga raccontata nella sua interezza, perché chi non conosce tutti gli elementi rischia di avere una percezione molto diversa da quella che emerge dagli atti e dalla decisione del giudice. Parto da un punto che per me è fondamentale: l’inclusione dei bambini e delle bambine con disabilità non è un principio sul quale l’Amministrazione di Galliera o l’Unione Reno Galliera intendono fare passi indietro. Al contrario, è un impegno che in questi anni ha richiesto risorse sempre maggiori, attenzione e un lavoro quotidiano da parte di amministratori, servizi, educatori, famiglie e soggetti che organizzano attività sul territorio come il Centro Estivo Galliera”.
Prosegue il sindaco di Galliera: “Quando si costruisce un progetto educativo, a maggior ragione quando riguarda un bambino con disabilità, è fondamentale che ci sia una comunicazione costante e una condivisione tra famiglia, amministrazione e chi concretamente realizza il progetto educativo. È attraverso questa rete che si possono individuare per tempo le esigenze, le difficoltà e le soluzioni possibili. L’Amministrazione e l’Unione Reno Galliera hanno progressivamente aumentato l’impegno economico destinato all’assistenza dei minori certificati, anche nei centri estivi. È un dato concreto. Nel caso specifico, la questione non è mai stata quella di impedire ad un bambino con disabilità di partecipare alle attività. Il tema era la possibilità concreta di garantire, per tutte le ore richieste, una presenza educativa individualizzata 1 a 1, che comporta un impegno organizzativo ed economico molto significativo”.
“E proprio perché la volontà dell’Amministrazione e del Centro Estivo è sempre stata quella di cercare soluzioni affinché tutti i bambini potessero partecipare alle possibilità offerte dal centro estivo, anche nel corso della vicenda si è lavorato per riorganizzare il servizio e consentire al bambino di partecipare alle attività che presentavano particolari esigenze organizzative, individuando strutture idonee senza modificare l’impianto economico complessivo del servizio”.
Il sindaco di Galliera Stefano Zanni spiega ancora che “questo non può essere utilizzato come giustificazione per una mancata inclusione. Deve però essere raccontato perché rappresenta una parte essenziale della realtà nella quale i servizi pubblici sono chiamati a operare. E c’è poi un altro elemento che mi sento di rivendicare con forza: il Centro Estivo Galliera ha fatto dell’inclusione uno dei pilastri del proprio progetto educativo. Nel corso degli anni non è mai stato un semplice servizio di custodia, ma un’esperienza nella quale si è cercato concretamente di far partecipare tutti i bambini, studiando attività e modalità specifiche anche per favorire la piena partecipazione dei bambini con disabilità. Penso, ad esempio, alle attività di Baskin e alle esperienze di co-progettazione realizzate anche attraverso In-Biblio. Sono solo alcuni esempi di un percorso che ha coinvolto educatori, famiglie, associazioni e amministrazione e che ha fatto del Centro Estivo Galliera una realtà riconosciuta e apprezzata sul territorio.
“Nessuno ha vinto e nessuno ha perso”
Il sindaco di Galliera conclude: “Voglio poi fare una precisazione che ritengo importante proprio per evitare una lettura eccessivamente semplificata della vicenda. Non credo sia corretto parlare di una ‘vittoria’ degli uni e di una ‘sconfitta’ degli altri. La decisione del giudice ha riconosciuto uno specifico profilo della vicenda: ha infatti stabilito che il comportamento discriminatorio si è verificato con riferimento alla mancata partecipazione del bambino al venerdì pomeriggio, circostanza che, nel caso concreto, ha riguardato di fatto un solo pomeriggio”.
“Si tratta quindi di una decisione che riguarda uno specifico aspetto della modalità di partecipazione al servizio e non l’intera organizzazione del servizio o tutto l’operato dell’Amministrazione e del Centro Estivo. Non è stato riconosciuto un risarcimento del danno e la decisione ha riguardato uno specifico aspetto della modalità di partecipazione al servizio, non una dichiarazione secondo cui tutto l’operato dell’Amministrazione o del Centro Estivo sarebbe stato discriminatorio. Per questo credo sia importante evitare la contrapposizione tra ‘chi ha vinto’ e ‘chi ha perso’. Nessuna delle due parti esce da questa vicenda con una vittoria e nessuna delle due parti può
essere considerata semplicemente ‘sconfitta’”.
L’amministratore del comune emiliano aggiunge che “la sentenza va naturalmente rispettata e rappresenta per tutti noi un’occasione di riflessione e di miglioramento. Allo stesso tempo, però, non può trasformare una vicenda complessa nella storia di un’Amministrazione che non si occupa dell’inclusione. Per chi volesse conoscere meglio la vicenda, sono disponibile anche a mettere a disposizione la decisione del giudice, proprio perché credo che su temi così delicati sia giusto che ciascuno possa leggere direttamente gli elementi sui quali si è pronunciato il Tribunale e farsi una propria opinione”.
“Quella uscita sui giornali è una rappresentazione che non riconosco e che non ritengo corretta nei confronti delle tante persone che ogni giorno lavorano perché questi servizi funzionino. Per questo credo che sarebbe stato importante raccontare anche tutti gli elementi che compongono questa vicenda. Negli articoli che sto leggendo, invece, vedo che la modalità del ‘copia e incolla’, ‘taglia e cuci’ va per la maggiore. Alcuni passaggi essenziali non trovano spazio e altri vengono presentati in modo tale da restituire un quadro inevitabilmente parziale. Non voglio entrare nel merito delle strategie processuali delle parti, né trasformare una vicenda che riguarda innanzitutto un bambino e il suo diritto a vivere pienamente le proprie esperienze in una
polemica sterile”.
“Mi permetto però di dire una cosa: prima di parlare di ‘sistema’, sarebbe opportuno conoscere e raccontare il lavoro quotidiano di quel sistema. Il sistema non è il Centro Estivo Galliera. Non è il Comune di Galliera. Non è l’Unione Reno Galliera. Il sistema è una rete fatta di persone, educatori, operatori, famiglie, servizi sociali, amministratori, associazioni e realtà del territorio che cercano, con le risorse disponibili, di costruire percorsi sempre più inclusivi. E questa rete può certamente migliorare. Anzi, deve porsi fra gli altri l’obiettivo di migliorarsi continuamente. Ma per farlo non serve una guerra tra le parti. Serve confronto, comunicazione, coordinamento e la capacità di sedersi attorno a un tavolo prima che le difficoltà diventino conflitti. Creare una rete intorno ai bambini, e soprattutto intorno ai bambini più fragili, dovrebbe essere l’obiettivo comune di tutti”.
“Come Sindaco di Galliera non mi sottraggo alle responsabilità che derivano dal mio ruolo e non ho difficoltà a riconoscere quando un’esperienza può e deve essere migliorata. Allo stesso tempo, ritengo doveroso difendere il lavoro delle tante persone che ogni estate dedicano professionalità, passione e cuore al Centro Estivo e ai nostri bambini. Questa vicenda, se vogliamo trarne qualcosa di positivo, dovrebbe servire proprio a questo: non a stabilire chi ha vinto e chi ha perso, ma a fare in modo che in futuro nessun bambino debba trovarsi nella condizione di dover affrontare un conflitto per poter partecipare pienamente alla vita dei propri coetanei. E su questo, come Amministrazione, continueremo a lavorare. Una considerazione finale riguarda il modo in cui questa storia è stata raccontata”.
“Un buon lavoro giornalistico richiede certamente la capacità di dare voce alle famiglie e di raccontare le loro battaglie. Ma richiede anche di ascoltare tutte le parti coinvolte, soprattutto quando si raccontano vicende amministrative e giudiziarie complesse. Documentarsi prima di giudicare non significa difendere qualcuno: significa semplicemente fare bene il proprio lavoro”.
