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Il conflitto in Medio Oriente sta spingendo al rialzo il prezzo del petrolio e pesa sulle prospettive economiche globali per il 2026. “Il conflitto in Medio Oriente sta determinando pressioni al rialzo sul prezzo del greggio, scontando il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz come rotta mercantile. Si prefigura una tendenza generale al ribasso delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026″, scrive l’Istat nella Nota sull’andamento dell’economia.
L’ente sottolinea che “l’escalation del conflitto ha causato uno shock dal lato dell’offerta di prodotti energetici con potenziali effetti sistemici su crescita economica, occupazione e inflazione” e che “la dimensione dell’impatto economico della crisi attuale, di difficile valutazione al momento, dipenderà dalla sua persistenza e dall’eventuale compromissione delle infrastrutture estrattive o delle rotte di approvvigionamento”.
Sul fronte interno, il mercato del lavoro italiano mostra segnali di crescita. “Dopo il brusco arresto del 2020 con la pandemia di Covid, il mercato del lavoro ha mostrato una fase di crescita sostenuta, culminata nel 2025 con il superamento della soglia dei 24 milioni di occupati”. Tuttavia, “l’Italia presenta tassi di inattività strutturalmente superiori alla media europea, con un divario di genere più elevato rispetto ai principali paesi dell’Ue27”, confermando “un modello di partecipazione al mercato del lavoro storicamente caratterizzato da una bassa occupazione femminile, seppur in crescita rilevante negli ultimi anni, e da un’elevata incidenza di inattività tra le donne”.
