(Foto Ansa)
A quasi un decennio dal referendum che portò il Regno Unito fuori dall’Unione europea, emergono nuove stime sull’impatto economico della Brexit. Un’analisi basata su dati interni della Bank of England, che ha esaminato decisioni e risultati finanziari di migliaia di aziende britanniche, conclude che l’uscita dall’Ue sarebbe costata al Paese circa il 6% del Pil dal 2016 a oggi.
La ricerca
Lo studio, realizzato da ricercatori di prestigiose università britanniche e statunitensi insieme a due analisti economici, ha confrontato l’andamento reale dell’economia con quello che il Regno Unito avrebbe potuto registrare se fosse rimasto nell’Unione europea. Dall’analisi emerge che circa la metà delle perdite è attribuibile all’incertezza economica e finanziaria seguita al voto del 2016, mentre la restante parte sarebbe legata all’aumento delle barriere commerciali dopo l’uscita di Londra dal mercato unico e dall’unione doganale nel 2021. Tra gli autori della ricerca figura il professore Nick Bloom della Stanford University, secondo cui il Regno Unito stava crescendo rapidamente prima della Brexit e avrebbe potuto continuare a ridurre il divario con gli Stati Uniti senza il divorzio da Bruxelles. Lo studio potrebbe rafforzare il percorso di riavvicinamento tra Londra e l’Unione europea promosso dal governo laburista di Keir Starmer, favorevole a un “reset” dei rapporti ma contrario a un ritorno nell’Ue o nel mercato unico. Di diverso avviso Michel Barnier, ex capo negoziatore europeo per la Brexit, che in un’intervista al Guardian ha dichiarato che sarebbe “perfettamente possibile” un rientro britannico nell’Unione mantenendo le storiche clausole di esenzione, gli “opt-out”, concesse in passato a Londra.
