Donald Trump incontra Mamdani a New York (foto da video)
Donald Trump alla corte di Zohran Mamdani. Il presidente apre la sua visita a New York per l’assemblea generale dell’Onu con una visita al sindaco della Grande Mela a Gracie Mansion, la sua residenza. “Spero che sia un grande sindaco, ne ha il potenziale”, ha detto Trump al termine dell’incontro presentandosi a sorpresa in conferenza stampa con Mamdani dopo ore di assenza dalle telecamere in seguito alla protesta delle tv per il bando a Cnn, Msnow e Politico. I media hanno l’obbligo di essere “giusti” e se “sono fake news io ho l’obbligo di non consentire” loro l’ingresso alla Casa Bianca perché sono un “male per il paese e per la sicurezza nazionale”, ha insistito Trump. Il sindaco di New York è abilmente riuscito a divincolarsi dalle domande dei giornalisti sul divieto imposto dal presidente. “Ho detto al presidente che avremo qui sul prato tutti i rappresentanti della stampa; credo fermamente nel coinvolgimento di tutti, a prescindere dalle opinioni o dalle critiche”, ha risposto senza dilungarsi.
Nel corso del faccia a faccia a Gracie Mansion, Mamdani e Trump si sono confrontati sul progetto edilizio Sunnyside Yards che il sindaco vuole realizzare nel Queens. “L’ho sempre detto che avrei parlato con tutti a prescindere dalle differenze politiche per portare avanti gli interessi della città”, ha spiegato Mandani esprimendo apprezzamento per il confronto avviato con Trump.
Politicamente agli antipodi, i due leader si sono già incontrati in passato: Mamdani è volato alla Casa Bianca lo scorso novembre e in febbraio riuscendo inaspettatamente a instaurare un rapporto amichevole con Trump nonostante le divergenze su più fronti, a partire dall’immigrazione. Di recente si sono scontrati su Benjamin Netanyahu, che Mamdani non ha mai nascosto di voler far arrestare attuando il mandato d’arresto spiccato nei suoi confronti dalla Corte Penale Internazionale. Trump ha chiuso a qualsiasi arresto del premier israeliano negli Stati Uniti prima che il sindaco fosse costretto ad ammettere di non avere i poteri per farlo.
Le divergenze vanno comunque molto al di là dei singoli contenziosi. Mamdani è un democratico socialista, un “comunista” come il presidente lo ha più volte definito (il sindaco a sua volta lo ha chiamato un fascista e un despota), ed è divenuto uno dei volti del movimento guidato da Bernie Sanders e da Alexandria Ocasio-Cortez che ha spopolato alle primarie e insidia i repubblicani alle elezioni di metà mandato.
Consapevole delle difficoltà del conservatori in vista di novembre, la Casa Bianca ha già iniziato a tessere la sua tela per il dopo-voto nel caso in cui i democratici conquistassero il Congresso, come previsto da diversi sondaggi. L’incontro con Mamdani potrebbe essere l’occasione per Trump di tendere la mano a uno dei leader più popolari del partito dell’opposizione e avviare un rapporto che nei prossimi due anni potrebbe rivelarsi importante se il presidente si ritrovasse ad essere un’anatra zoppa. Newyorkese di nascita, inoltre, Trump ha sempre avuto una passione per quella Grande Mela che gli ha voltato le spalle dal 2016, quanto è stato eletto la prima volta, spingendolo a spostare la sua residenza in Florida. Nonostante questo, per il presidente New York resta sempre la sua città, quella che ha consentito la sua ascesa e il successo che lo ha portato alla Casa Bianca.
