Donald Trump respinge la proposta iraniana per una tregua di 7 giorni: "Riprenderemo i bombardamenti dopo le midterm" (foto Ansa)
Donald Trump ha respinto il piano iraniano per un tregua di sette giorni a ha riferito ai suoi collaboratori che intende riprendere a bombardare l’Iran dopo le elezioni di metà mandato. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo il quale la proposta iraniana avrebbe portato alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla ripresa dei negoziati sul nucleare, in cambio della revoca del blocco americano.
La proposta iraniana: “Tregua per 7 giorni e via al dialogo sul nucleare”
La Repubblica islamica, agli Stati Uniti ha proposto un piano di un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare subito dopo colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. “Sarebbe preferibile” raggiungere l’intesa prima delle elezioni di metà mandato ha poi chiarito il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Riferendo della proposta iraniana, Araghchi ha confermato che il piano prevede che “al verificarsi di determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz venga riaperto al termine del settimo giorno e la ripresa dei colloqui”. Secondo il Nyt, i funzionari iraniani hanno spiegato che, pur essendo la proposta sostanzialmente identica al memorandum d’intesa di giugno, essa è concepita per procedere con ritmi molto più serrati rispetto all’arco temporale di 60 giorni per arrivare ai negoziati sul nucleare previsto nella roadmap precedente. Secondo quanto riferito da Araghchi, le condizioni poste dall’Iran per l’accordo prevedono che, nell’arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità – incluse quelle in Libano, lo sblocco Usa dei beni iraniani congelati, la revoca delle sanzioni sul petrolio iraniano e la fine del blocco navale imposto all’Iran. Infine, l’ultimo giorno, la riapertura di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, ha affermato Araghchi, inizierebbero immediatamente negoziati globali sul programma nucleare iraniano.
Un funzionario statunitense a conoscenza dei colloqui ha riferito che l’amministrazione sta conducendo discussioni positive e costruttive tramite intermediari spiegando però che gli Stati Uniti non intendono affrettare la conclusione di un accordo. Poi è arrivata la doccia fredda, con Trump che ha deciso di non accettare l’accordo.
La proposta iraniana è giunta mentre i negoziatori statunitensi tentavano di rilanciare la diplomazia con l’Iran a margine dell’Assemblea Onu, ma il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito che un incontro di tre ore tra funzionari statunitensi e iraniani, mediato dal Qatar, non ha portato a una svolta. Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmail Baghaei, ha dichiarato che nei prossimi giorni potrebbero tenersi ulteriori incontri tramite intermediari.
“Noi non vogliamo continuare la guerra. È l’America a dover scegliere se porvi fine o meno”
“Noi non vogliamo continuare la guerra. È l’America a dover scegliere se porvi fine o meno”, ha intanto affermato il presidente iraniano Masoud Pezeshkian in un’intervista a Fox News. E sebbene la proposta iraniana contenga molte delle condizioni previste dall’accordo poi fallito, la diplomazia dietro le quinte – scrive il Nyt – suggerisce che entrambe le parti potrebbero trarre notevoli vantaggi da una via d’uscita dal conflitto. L’iniziativa sembra poi fare il paio con l’auspicio espresso da Xi Jinping a Donald Trump di un ritorno “ai termini del memorandum” firmato a giugno.
“Trump ha detto a Xi che l’aiuto della Cina all’Iran è inaccettabile”
In un’intervista a Cnbc, l’ambasciatore americano in Cina David Purdue ha dichiarato che Donald Trump ha detto a Xi Jinping che sarebbe “inaccettabile” per la Cina aiutare l’Iran: “Abbiamo già chiarito settimane fa che qualsiasi forma di aiuto all’Iran, sia diretto che indiretto, sarebbe assolutamente inaccettabile. Il presidente lo ha ribadito con estrema chiarezza”, ha spiegato Purdue.
Come di consueto, il tycoon dopo aver discusso con Xi Jinping della questione iraniana ha già iniziato a cantare vittoria affermando: “Credo che andrà tutto alla grande”. Era inevitabile che la questione iraniana fosse affrontata durante la visita del leader cinese in Usa: il sostegno economico, di intelligence e militare di Pechino alla Repubblica islamica ha minato gli sforzi del tycoon per isolare il Paese. La fine del sostegno cinese sarebbe quindi chiave per le sorti della guerra: “Abbiamo chiarito loro settimane fa che qualsiasi aiuto avrebbero dato all’Iran, diretto o indiretto, che si trattasse di informazioni, componenti o equipaggiamento militare, sarebbe stato totalmente inaccettabile. Il presidente Trump lo ha ribadito con altrettanta chiarezza giovedì”, ha dichiarato l’ambasciatore americano in Cina David Purdue. “Abbiamo visto prove del fatto che ci hanno ascoltato, hanno rimosso alcune cose”, ha poi riferito il diplomatico.
