Giustizia o propaganda? Il referendum accende lo scontro e spegne le notizie (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Di fronte al “dio referendum”, la guerra diventa una notizia di second’ordine. Le bombe continuano a cadere in Medio Oriente, i missili distruggono strade e palazzi, le città sono sconvolte, i morti diventano soltanto un elenco. Tutto questo avviene ancora in quel territorio che brucia, ma in Italia la febbre della divisione delle carriere è troppo alta perché non è in gioco solo una riforma, l’obiettivo è il governo a cui la sinistra vuol dare una spallata che “sarà definitiva alle elezioni politiche del 2027”.
Così pure l’informazione diventa di parte, cioè fa il contrario di quello che dovrebbe fare: dare notizie secondo il sacro principio della terzietà. Quindi, la manifestazione del No tenutasi ieri in piazza del Popolo a Roma per alcuni diventa una vittoria del campo largo ultra presente con i suoi big che dal palco difendono “a tutti i costi la Costituzione”, per altri è soltanto “una ammucchiatina” che dimostra l’inconsistenza dell’opposizione. Al comizio (come chiamarlo altrimenti) ci sono tutti: da Conte alla Schlein che tuonano contro il Sì. Accanto a loro l’onnipresente Maurizio Landini che in futuro cerca e vuole un posto di rilievo visto che ormai deve dire addio alla Cgil.
I palcoscenici sono due: le piazze, appunto, e il video preso d’assalto per far trionfare le proprie idee. I talk show sono pieni di interviste, di personaggi che desiderano apparire per non scomparire, di uomini e donne che difendono l’una e l’altra parte sperando che in un prossimo avvenire ci si ricordi di loro.La Schlein non perde un appuntamento, Conte la segue a distanza come un’ombra perché in futuro dovranno essere loro a darsi battaglia in caso di un cambio della guardia a Palazzo Chigi. Anche la destra non è da meno ed il rifugio si può pure chiamare Fedez, dove interviene addirittura Giorgia Meloni per il voto dei più giovani innamorati come sono del follower pieno di tatuaggi dalla testa ai piedi.
Vincere o morire: ecco il “must” del referendum. La premier e i suoi seguaci continuano a dire che rimarranno in sella anche se il risultato fosse favorevole alla minoranza, ma queste sono chiacchiere perchè se trionfasse il No, la destra comincerebbe a tremare in vista di quell’appuntamento del prossimo anno nel quale gli italiani dovranno pronunciarsi pro o contro l’attuale esecutivo. Una battaglia che divide non solo i Palazzi (un normale accapigliamento), ma anche i giornali che sono per il Si o per il No a seconda dei commentatori. Così, sul Corriere della Sera (vale a dire sulla testata più importante del nostro Paese) mentre ieri si titolava in prima pagina che “il referendum non avrebbe sconvolto la Costituzione”, oggi si scrive che il referendum non solo non risolverà il problema della giustizia, ma anzi peggiorerà quelli esistenti che sono già tanti.
Da destra si ricordano i numeri degli errori giudiziari: dal 1991 al 2025 sono stati quasi trentatremila costati allo Stato e quindi a noi contribuenti più di un miliardo di euro. Il ministro Carlo Nordio va ancora più in là: la giustizia che non funziona danneggia ogni anno il Pil del due per cento. La confusione è grande e non sono poche le persone che debbono andare a votare e non sanno che pesci prendere. Sentite quel che pensa Goffredo Bettini, un esponente di spicco del Pd, fondatore del partito di cui fu coordinatore dal 2007 al 2009: “Io ritengo che questa sia un buona riforma, ma voterò no perchè è ora di dare una spallata al governo”. Di contro, un altro giornale pubblica da tre giorni le foto di simpatizzanti dei dem che voteranno, invece, Si.
Che dire? Dinanzi ad un caos che definire totale significa usare un eufemismo badiamo alle notizie vere che possono dare qualche soddisfazione a chi lavora tutti i giorni per molte ore guadagnando alla fine del mese uno stipendio che spesso non basta per mantenere una famiglia. Da oggi la benzina costerà 25 centesimi in meno per un intervento del consiglio dei ministri che ieri si è riunito d’urgenza per superare un problema che tocca milioni di cittadini. La decisione avrà una durata di venti giorni sufficienti forse per capire che cosa succederà al prezzo del petrolio. Ma è un particolare che manda su tutte le furie la minoranza che parla di “un provvedimento elettorale”. Potrebbe mancare l’opinione di Matteo Renzi? Assolutamente no, l’aspettava una folla di persone. Dice testualmente: “Io direi si alla riforma, ma non a questo testo”. Cioè? Forse non lo sa nemmeno lui che ha dato ai fedelissimi del suo partito la libertà di scegliere.
Come sempre, consoliamoci alla fine con lo sport. Ricordate Edoardo Bove, il giocatore della Roma che ha dovuto lasciare il calcio italiano perchè non se ne può far parte se hai un peacemaker? Si è trasferito in Inghilterra e gioca con il Warford. Ieri ha segnato un gol ed ha esultato come se avesse vinto il mondiale. Sulle gradinate è apparso subito uno striscione dove era scritto: “Anche se non sei più a Roma, non sarai mai solo”. Un insegnamento per tutti.
