Il post di Sigfrido Ranucci: "L'Italia uccide i suoi uomini migliori per eccesso di chiarezza"
“Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza”. A scriverlo è Sigfrido Ranucci su Facebook in un post dal titolo “La voce che spaventa”. “Muoiono tutti nello stesso modo – prosegue -, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta.
Per Fratelli d’Italia “ignobile che Ranucci si paragoni a chi ha combattuto la mafia”
“Ranucci si paragona a Moro, Piersanti Mattarella, Falcone e Borsellino, scrivendo di essere ‘una voce che spaventa’. Ma a spaventare non è la sua voce, bensì i suoi silenzi. Usi la sua voce libera per spiegare perché il giorno della perquisizione a Lavitola è stato due ore al telefono con il presunto mandante dell’attentato per tentare di concordare un alibi per lo stesso Lavitola“. A dirlo sono i componenti di Fdi in Vigilanza dopo il post di Ranucci apparso su Facebook. “Aspettiamo trepidanti di ascoltare questa voce, ma nel frattempo non possiamo non giudicare ignobile che Ranucci si paragoni a chi davvero la mafia l’ha combattuta e che per sua mano ha trovato la morte”.
I parlamentari FdI invitano Ranucci a usare “la sua voce libera per spiegare perché, come risulta dagli atti dell’inchiesta, il giorno della perquisizione a Lavitola è stato due ore al telefono con il presunto mandante dell’attentato per tentare di concordare un alibi per lo stesso Lavitola“. “Spieghi la sua fraterna amicizia con il massone, faccendiere e pregiudicato Lavitola – aggiungono -, spieghi i suoi rapporti con Tavares vicino alla camorra, perché ha tentato in tutti i modi di insinuare un collegamento tra l’attentato e Fratelli d’Italia. Aspettiamo trepidanti di ascoltare questa voce, ma nel frattempo non possiamo giudicare ignobile che Ranucci si paragoni a chi davvero la mafia l’ha combattuta e che per sua mano ha trovato la morte”.
