Meloni fa la cosa più banale e dannosa che potesse decidere di fare: rincorrere Vannacci (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Non ci voleva di certo la competenza politica del fu segretario di Stato degli Stati Uniti Henry Kissinger per prevederlo. Del resto, dopo quasi cinque anni di governo, siamo ormai abituati ad una presidente del Consiglio che segue i dogmi della propria ideologia a discapito dell’interesse generale del Paese, come dimostra la fallimentare politica estera fatta da Palazzo Chigi.
Tuttavia, la speranza che davanti all’incedere nei sondaggi di Vannacci prevalesse una reazione di alto rango istituzionale aveva avuto, qua e là, qualche tiepido sostenitore. E invece, l’ottimismo è subito svanito.
Troppo forte è stato il richiamo della foresta. Lei, toccata nell’orgoglio, ha reagito con le uniche armi a sua disposizione, ovvero fare a sportellate con il generale per chi si spinge più a destra.
La domanda che dobbiamo porci è la seguente: seguire Vannacci è utile all’Italia? Sinceramente, nonostante tutti gli sforzi possibili, è difficile trovare una valida ragione per una risposta positiva. Si prenda il decreto-legge sul tetto agli stranieri in classe: non parrebbe essere una drammatica emergenza nazionale, tutt’altro, la scuola pubblica avrebbe urgentemente bisogno di ben altri interventi.
Il XXIII Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza delle scuole presentato a settembre, ci dice, tra le altre cose, che il Certificato di Agibilità è assente in circa il 59% degli edifici, che quello di Prevenzione Incendi è assente nel 58% dei casi, e che il Collaudo Statico manca nel 42% delle strutture. Si perde tempo con un provvedimento inutile che serve solo per lisciare il pelo a quella parte di elettorato che potrebbe essere interessato al partito del generale. Ma Meloni ha deciso di andare dietro a Vannacci e quindi…
Tutti affari di famiglia a casa nostra? Purtroppo, no. La questione scivola anche nel complicato intreccio dello scenario europeo ed internazionale, e i danni per l’Italia si moltiplicano. Perché se è vero che la cosiddetta “Onda Nera”, guidata dall’AfD, il partito dell’ultradestra tedesca, avanza nel Vecchio Continente, è altrettanto vero che ogni atto della presidente del Consiglio di un Governo di destra in un Paese in cui è nato il fascismo assume un valore che travalica i confini nazionali.
Nel momento in cui una delle sfide più pericolose del presente e del futuro è e sarà quella tra democrazia e autocrazia, diventa essenziale sapere da che parte sta Meloni. Detto più semplicemente: davanti alla progressiva crescita dei partiti di ultradestra come quello di Vannacci, occorrerebbe un “Patto per la Democrazia” tra le forze politiche, di maggioranza e d’opposizione, che si rifanno ai valori costituzionali. Patto con il quale si impegnerebbero a non sottoscrivere nessuna alleanza o collaborazione, né di governo né di opposizione, a qualsiasi livello istituzionale, proprio con quelle forze per le quali, come ha detto Mario Monti, riferendosi a Futuro Nazionale, il movimento del generale, rischiamo “una sorta di deriva fascista”.
Ciò che sappiamo fino ad oggi è che su questo versante Meloni non ci sente. Per convenienza rifiuta il parallelismo con la Germania e soprattutto quello tra AfD e Futuro Nazionale. Semplicemente perché altrimenti si giocherebbe la possibilità di un’alleanza con il generale. Però a destra il corto circuito c’è stato: Salvini ha festeggiato l’affermazione di AfD in Sassonia; identica cosa ha fatto il generale; mentre Tajani definisce il trionfo di AfD “una pessima notizia”.
Meloni si vede scavalcare a destra e questo la pone in una posizione di debolezza. Il suo spazio di manovra politica si è ridotto notevolmente e ciò la spinge a commettere errori, compresa la tentazione di riscrivere la legge elettorale a proprio uso e consumo. Ma questa situazione non è obbligata dagli eventi. Meloni se l’è cercata. Ha scelto ancora una volta di rimanere presidente di Fratelli d’Italia, quando invece il suo ruolo la chiamava a ben altre responsabilità.
Una vera leader di un governo conservatore europeo avrebbe dovuto proporre per il suo ultimo anno di mandato un’agenda di governo moderata da contrapporre a quella propagandistica di Vannacci; e da lei sarebbe dovuta partire la proposta di un “Patto per la Democrazia” a difesa dell’alveo istituzionale. Insomma, una sorta di leadership che guida anziché inseguire. Ma l’alta politica richiede una vocazione che questo governo ha dimostrato di non avere.
Dunque, tallonare Vannacci è utile per l’Italia? La risposta è un secco no. Ma per una risposta che arriva un’altra domanda fa capolino all’orizzonte: Meloni da che parte sta? Democrazia o autocrazia?
