(Foto Ansa)
Il referendum del 22 e 23 marzo 2026 sulla riforma della magistratura è un referendum costituzionale confermativo, uno strumento diverso da quelli più noti in Italia perché non prevede il quorum.
Questo significa che non esiste una soglia minima di partecipazione: qualunque sia l’affluenza, il risultato sarà valido e vincolante. La ragione sta nel tipo di legge su cui si vota. Le leggi costituzionali seguono un iter rafforzato previsto dall’articolo 138 della Costituzione: devono essere approvate due volte da ciascuna Camera. Se nella seconda votazione non raggiungono la maggioranza dei due terzi, possono essere sottoposte a referendum su richiesta di una minoranza parlamentare, di cinque Consigli regionali o di 500 mila elettori. In questo caso, la decisione finale spetta direttamente ai cittadini. Proprio perché si tratta di una “ratifica” popolare di una riforma già approvata dal Parlamento, non è previsto quorum: non votare equivale, di fatto, a lasciare la decisione a chi si reca alle urne. Gli elettori troveranno una scheda verde con due opzioni: “Sì”, per confermare la riforma, oppure “No”, per respingerla. Se prevalgono i Sì, la legge entrerà in vigore; in caso contrario, sarà definitivamente bocciata.
