(Foto Ansa)
Nel Medio Evo, quasi tutti i cristiani credevano che la Bibbia fosse stata dettata, parola per parola, da Dio e che il Figlio di Dio avesse fondato direttamente la Chiesa Cristiana. Sembrava una conseguenza di queste premesse il desiderio di Dio che tutte le Nazioni diventassero cristiane. Mille anni dopo le Crociate, gli ayatollah pensano che Allah voglia convertire il mondo all’islamismo.
Se la Religione islamica è di origine divina, coloro che le si oppongono devono essere agenti di Satana e contro questi diavoli, la guerra senza quartiere rappresenta un obbligo religioso verso un Dio “insultato”. Questo “atto di fede” può spiegare la reazione del regime sacerdotale iraniano verso i paesi che adottano il modello di vita occidentale, tra i quali gli emirati e i regni Arabi del “benessere economico”.
Il regime iraniano, che rappresenta Allah non può essere sconfitto, non può arrendersi ma solo estendere la guerra fino all’ultimo pasdaran e destabilizzare l’economia occidentale chiudendo lo stretto di Hormuz, senza alcun riguardo per i morti civili iraniani.
I sacerdoti delle Religioni integraliste hanno sempre praticato la scomunica e l’Inquisizione contro gli eretici. I Cristiani e i Mussulmani di “vera fede” denunciavano i vicini, amici, parenti per evitare il rogo e le torture. Si prometteva ai delatori l’impunità e si lanciava la scomunica. La funzione della polizia morale iraniana è quella di scovare gli “eretici” che sono le donne senza velo e i cittadini che criticano il regime.
Allo stesso modo, Hitler perseguitava gli ebrei e Stalin ammazzava Trosky e i Suoi seguaci, che avevano un’idea “eretica” del comunismo. In nome dell’interesse Nazionale, Putin attacca l’Ucraina e provoca un milione di morti con la stessa indifferenza di chi si fa una pennichella pomeridiana.
Hamas massacra gli israeliani, i quali rispondono con i lanciafiamme sui civili. Il regime iraniano è l’espressione di una teologia omicida, come i massacri nel Kosovo, in Medio Oriente e in Ucraina sono il frutto avvelenato di teorie etniche e nazionaliste. Anche gli Usa avevano vissuto l’epoca delle eresie, con Il “maccartismo”, caratterizzato da un’esasperata repressione nei confronti di persone e gruppi ritenuti filo comunisti e quindi sovversivi.
Non dobbiamo pensare che i regimi “omicidi” siano solo quelli religiosi o ideologicizzati. Gli Usa restano il faro delle democrazie occidentali grazie alla supremazia militare. Senza un grande esercito, il mondo avrebbe potuto essere comunista perché l’ideologia dell’uguaglianza “economica e sociale” si è divulgata nel mondo molto più del “liberalismo” che crea classi privilegiate e sacrificate.
Trump elimina i capi di stato nemici con i missili guidati, come faceva Borgia con il veleno e deve stare a sua volta attento perchè qualcuno potrebbe “terminare” lui stesso. Almeno i Borgia si servivano di sicari votati al silenzio: Trump li esibisce come segno di potenza ed efficienza militare. Una suprema e irriducibile fede verso qualsiasi assioma o ideologia, costituisce un nemico mortale per l’intelligenza umana e la civiltà occidentale. Questo principio vale per ciascun individuo che ricopra posizioni di comando.
I burocrati o i giudici che esercitano il potere per “fare pulizia o giustizia” possono essere molto pericolosi per la democrazia. Alla mia età posso permettermi un atto “blasfemo”: confrontare il nostro amato presidente della Repubblica che non presiede il CSM se non in casi eccezionali e confrontarlo con Cossiga che voleva mandare i carabinieri a Palazzo dei Marescialli. Chiarirò il mio pensiero con un esempio.
Se presso un ospedale c’è un medico che esegue esami senza ticket, un Pm, invece di indagare quel medico, può mettere un trojan per controllare il personale sanitario di tutti i reparti? Cosa direbbero i burocrati pubblici se qualche Pm indagasse ognuno di loro per reprimere i casi di scarsa produttività sul lavoro, avviando sterminate indagini basate su intercettazioni e delazioni?
Io penso che sarebbe stato un dovere del presidente della Repubblica intervenire al CSM per stabilire il principio che questi comportamenti sono contro la legge. E penso che se la Costituzione ha stabilito che il Capo dello Stato presiede il CSM è perché Gli ha attribuito un potere sostanziale e non solo formale. “Mani pulite” nasce dall’iniziativa di una minoranza sorretta dalla “volontà” di “moralizzare” i comportamenti di imprenditori e politici, che non era stata bloccata per tempo dal Presidente della Repubblica dell’epoca.
Per raggiungere quell’“ideale di “pulizia” un pugno di magistrati, per prima cosa, ha utilizzato tecniche di indagine paragonabili a quelle degli ayatollah. Il procuratore capo della repubblica di Milano era arrivato a sollecitare, dai microfoni della radio, la delazione per i reati economici, trasformando i cittadini in pentiti di massa. Mani pulite è stata un evento che non si è mai verificato nel resto d’Europa, in Asia, nelle Americhe o in Oceania.
Per giustificare la “Rivoluzione italiana delle procure”, bisognerebbe ammettere che gli italiani siano i più “corrotti” al mondo e che i nostri Pm siano i più preparati ed efficienti nella storia dell’umanità. L’accanimento con cui i Pm vogliono mantenere l’”indipendenza”, è la loro “fede” in un ruolo salvifico della società civile, che li pone al di sopra di qualsiasi altra istituzione pubblica.
È questo il vero obbiettivo del Referendum, quello di impedire, per il futuro, i comportamenti devianti dei Pm, un problema che non riguarda solo la “Casta”, ma tutti i cittadini. Non è mai stato vero che il nostro Paese sia abitato da corrotti. La più grande tangente pagata al sistema politico in Europa è stata quelle della Elf ai tempi di Mitterand a favore di Helmut Khol, ma 3 i magistrati francesi e tedeschi non hanno arrestato quei due padri della Patria.
La Francia utilizza tuttora società a partecipazione pubblica per pagare gli emiri degli Stati petroliferi che concedono i diritti di estrazione. Quando un’impresa italiana si aggiudica una commessa in India ma la sua esecuzione viene affidata alla concorrente inglese risultata perdente, è quasi sempre segno che la Corona ha erogato al governo indiano parte del suo fondo speciale. La moderna ideologia economica di massa, il cosiddetto “globalismo”, impone una riflessione.
Esistevano più poveri quando le Nazioni producevano per il proprio territorio e lo difendevano con i dazi oppure nell’attuale sistema che mette in concorrenza ogni territorio con il resto del mondo? Insomma, l’economia protetta è più consona ai bisogni vitali della gente, ancorché contraria ai principi etici del “libero mercato” oppure è ormai superata e dannosa? Sembra questa una domanda retorica, ma è quella che si fanno gli operai di una fabbrica che chiude perché “inefficiente”, come sta avvenendo in Germania, dove la Volkswagen sta licenziando 50.000 lavoratori.
A questa stessa domanda Trump risponde con la politica dei dazi protettivi al massimo grado, Una politica contraria al sacro principio della “competizione” economica che resta un “mantra” per l’Europa delle patrie.
L’ideale degli ayatollah europei che pianificano l’economia, è l’accrescimento del potere amministrativo che arriva a stabilire la misura dei piselli da mettere in commercio, le tecniche di redazione di un bilancio, improbabili concetti di “giusto tributo”, “giusto interesse”, “giusto profitto”.
Intanto, questi burocrati si assegnano stipendi annui superiori a quanto può guadagnare il medio imprenditore in un decennio. Che il globalismo economico non abbia risolto i problemi della povertà nel mondo, come era stato promesso, ce lo dicono le statistiche. Un miliardo di persone soffre la fame, ogni cinque secondi muore un bambino. Il Papa ha richiamato i paesi ricchi a fare di più per impedire questi “genocidi”.
I rappresentanti della Fao, puntano il dito sul modello di “libero mercato”, che presuppone la continua espansione: vincono le nazioni che hanno accesso alla scienza e alla tecnica, fanno conto sui risparmi e hanno raggiunto un elevato grado d’efficienza e di produttività. È tuttavia un fatto evidente che le innovazioni e la specializzazione, creano le condizioni per la distruzione continua (definita “creativa”) d’impianti e d’aziende.
Il sistema regge finché sorgono altre imprese che danno lavoro a chi l’ha perduto. In Africa, le multinazionali cinesi strappano le terre ai contadini stanziali perché le macchine fanno il lavoro di migliaia d’addetti e costano di meno. Questi “disoccupati”, a cosa li “riconvertiamo”: a fare i tecnici specializzati in fabbriche europee o i venditori di prodotti finanziari? E quanto tempo occorre per un’improbabile riconversione all’industrialismo di un intero continente? La conseguenza naturale dell’invasione economica e militare dell’Africa è l’immigrazione selvaggia che destabilizza il continente europeo.
Le cose non vanno molto bene neppure nei paesi ricchi: gli statunitensi che vivono ai limiti della povertà si avvicinano ai 36 milioni, con un tasso reale di disoccupazione del 12,9%, superiore a quello italiano. La maggioranza delle persone regolarmente occupate avverte il problema, solo perché la povertà, trasformandosi in delinquenza, diventa pericolosa. Non esiste democrazia che possa sopravvivere allorché la povertà e la disoccupazione superano il livello di guardia.
La riforma della sanità voluta da alcuni presidenti “liberal” americani ha ridotto l’elettorato democratico per la forza di contrasto delle compagnie d’assicurazione e delle stesse organizzazioni dei lavoratori che non intendono subire “trattenute” sui salari a vantaggio di classi ritenute improduttive. Occorre trovare una risposta al problema dei poveri, che si sta riproponendo con forza perché le differenze di ricchezza si fanno insopportabili. Il liberalismo non affronta questa piaga e lascia tutto al mercato o alla carità delle Chiese. Manca una “strategia”, che dia una speranza di riscatto ai sacrificati ed una cultura a valenza morale, che non può ridursi alle forme spontanee di volontariato. Sono le guerre a generare la povertà ed è la povertà a generare le guerre.
