Stranieri in classe, ecco cosa prevedevano le due circolari scritte da Mattarella Ministro dell'Istruzione (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Sono due le circolari, citate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle quali l’allora ministro dell’Istruzione Sergio Mattarella indicava un numero massimo di alunni stranieri presenti nelle classi. L’attuale Capo dello Stato venne nominato Ministro nel luglio del 1989 durante la formazione del governo Andreotti VI, quindi ben 37 anni fa.
Il primo documento è la circolare ministeriale 301 dell’8 settembre 1989 con l’oggetto: “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo”. “L’immigrazione” scriveva, rende necessario “da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse”. In quest’ottica “ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità”. Agli istituti spetta valutare “specifiche esigenze e situazioni”, per trovare “le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe”.
La seconda circolare è invece la 205 del 26 luglio del 1990. “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale” è il titolo. L’allora ministro richiamava poi proprio la circolare 301 dell’anno precedente, ribadendo: “l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe”.
Al riguardo, precisa ancora il documento “sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche”. Mattarella sottolineava inoltre la necessità, “per quanto possibile” di intensificare “le attività di sostegno linguistico nella fase iniziale dell’anno scolastico”.
Cosa ha detto Mattarella sulla scuola
Mattarella è stato chiamato in causa da Meloni (e non solo) a seguito delle sue parole pronunciate ad Amatrice alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, in occasione del decimo anniversario del terremoto. Il Capo dello Stato ha detto che “la scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l’art. 34 della Costituzione”. Il passaggio è stato sottolineato da un forte applauso ed è stato letto come una critica indiretta la tetto voluto dalla maggioranza di Governo sugli stranieri in classe.
La prima Conferenza nazionale della scuola
Come ministro, oltre alle circolari sugli stranieri, Mattarella fu molto attivo. Nel gennaio del 1990 guidò la prima Conferenza nazionale della scuola che discusse il rinnovamento del sistema dell’istruzione e affrontò il tema dell’autonomia scolastica. A marzo dello stesso anno, mentre si teneva un maxi-concorso a cattedre per la Scuola secondaria di secondo grado, Mattarella intervenne con il riordino dei programmi didattici del biennio delle scuole superiori portando a compimento i primi passi del Progetto Brocca, il programma di revisione del sistema didattico intrapreso sotto il predecessore Giovanni Galloni nel 1988.
Curò inoltre il progetto di riforma complessiva della scuola elementare che dopo alcuni anni di sperimentazione, con la legge 148 del 23 maggio 1990, rese universale il modulo dei tre insegnanti su due classi portando al superamento del tradizionale maestro unico. Mattarella la definì “una riforma che rende possibile la piena attuazione dei nuovi programmi”, ma non mancarono le critiche da parte delle opposizioni di sinistra: il deputato Sergio Soave la definì “una riforma dimezzata e svilita per l’orario, per il maestro prevalente che rimane in prima e in seconda e perché non prevede, di fatto, nessuno stanziamento per la limitazione del tempo pieno”. Inizialmente avversata a causa dei maggiori costi per il bilancio statale, la riforma è stata con il tempo considerata di grande portata innovativa sotto il profilo pedagogico.
A fine giugno trovava approvazione la cosiddetta legge antidroga che demandava alle scuole l’educazione alla salute: il connubio tra sistema di istruzione e misure di prevenzione, non solo in materia sanitaria, era in effetti parte delle linee programmatiche che il ministro aveva tracciato.
Appena un mese dopo, il 27 luglio 1990, Mattarella si dimise dall’incarico di ministro insieme ad altri esponenti della sinistra democristiana per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo.
