Da sinistra a destra Meloni, Vannacci, Schlein
Il campanello d’allarme suona forte nelle stanze di via del Nazareno. Specie in quella dove siede la segretaria Elly Schlein. È per via degli ultimi sondaggi che danno il suo Pd al di sotto della soglia del 20 per cento, non lontana da quella per cui Enrico Letta dovette dimettersi dall’incarico. I fedelissimi dei dem non danno peso a quei “conti fasuli”. O, almeno, fanno finta di non crederci. Però, in cuor loro, si interrogano e cercano disperatamente di mettere un argine a questa discesa. Ok, diamo per buono il loro convincimento.
Allora, se tanto mi dà tanto, anche i sondaggi che premiano il
generale Vannacci debbono essere presi in considerazione. È un 8 per cento eccessivo il suo o davvero la salita verso cime più alte è veritiera? A questi interrogativi risponderanno certamente le elezioni suppletive che debbono dare il risultato entro il tardo pomeriggio di oggi. Il leader di Futuro Nazionale è riuscito a strappare al centro destra l’ex capogruppo di Forza Italia, il quale
da pochissimo tempo ha attraversato il Rubicone ed ha abbracciato il partito di Vannacci. Dovrebbe essere lui a prendere il posto in Parlamento di Francesco Cannizzaro dimessosi per diventare il primo cittadino di Reggio Calabria.
Inutile nascondersi: un colpo duro per la maggioranza di governo, ma anche una verifica di quanto valga quella che si considera la “vera destra italiana”. Il numero uno di Futuro Nazionale è sceso in piazza in prima persona facendo comizi in lungo e in largo in quella regione che molti considerano “il sud del sud”. È andato alla ricerca di nuove trovate per difendere uno dei suoi ultimi pupilli, Domenico Giannetta,”volete Giannetta o Barabba?”, ha gridato alla folla che lo stava ascoltando. Insomma, questo voto che sarebbe passato sotto
silenzio è invece diventato una cartina di tornasole. Se davvero Vannacci riuscisse a portare Giannetta in Parlamento vorrebbe che dire che i sondaggi che lo danno al di sotto soltanto di Pd e 5Stelle, (le due forze politiche che si contendono le elezioni del 2027) non sono una semplice farsa, ma un dato significativo che dovrebbe impegnare innanzitutto il partito di Giorgia Meloni. Se, al contrario, Vannacci avesse torto la corsa al potere perderebbe di peso e dovrebbe ridimensionare la sua ascesa.
Comunque sia, è una preoccupazione comune quella che interessa il voto di Reggio Calabria. Certo, i più inquieti sono i Fratelli d’Italia che dovrebbero fare i conti con il partito del generale. Mettersi d’accordo, trovare una via d’uscita vorrebbe dire continuare ad occupare Palazzo Chigi anche dopo il 2027. Se così non fosse, la destra moderata di Meloni vedrebbe vacillare il suo potere e tornare all’opposizione. Oppure raggiungere quel pareggio che la maggioranza
non gradisce affatto perchè vincerebbero di nuovo gli intrighi e gli inciuci di Palazzo a discapito del voto popolare. In parole semplici: le preferenze date dagli elettori finirebbero in un cassetto o quasi.
Potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è affatto: anche il Pd, in questo caso, fa il tifo per Vannacci perchè se i suoi desideri dovessero essere esauditi, il governo perderebbe tanti voti e forse e soprattutto il potere. Sono le vie della politica che non permettono mai una previsione che risulterebbe sballata ventiquattro ore dopo.
Atene e Sparta piangono insieme stavolta. Perchè la premier è preoccupata anche se lo nasconde; la Schlein lo è forse ancora di più perchè nel Pd, i riformisti sono sul piede di guerra e non vedono l’ora di saltare addosso alla segretaria per toglierle quella poltrona “che non le appartiene”. Senza contare il fatto che ormai Giuseppe Conte è uscito allo scoperto e dice apertamente che quel posto di premier spetta a lui e soltanto a lui.
Sulla politica estera, i due duellanti la pensano in maniera diametralmente opposta. Per l’aiuto da dare ancora all’Ucraina, il leader dei pentastellati è quanto mai schierato. “niente più danari a Kiev, quei soldi ci servono per sanare i tanti mali che affliggono ancora l’Italia. “L’onere delle armi” lo definisce Il Manifesto schierato, sia pure se larvatamente, a favore dell’avvocato del popolo. Elly si difende, continua a dire che un accordo si troverà per il bene del Paese, ma i suoi interventi sono considerati deboli pure
da certa stampa di sinistra. “I veti interni non la salveranno”, sostengono anche i riformisti del Pd.
Gli italiani sono sgomenti perchè non riescono a comprendere i mille intrighi che avvolgono il Palazzo. Hanno sperato nel ritorno degli azzurri di calcio, ma anche qui hanno finito col fischiare i giovanotti di Mancini. L’unica proposta – affermano con tanta ironia – è quella di affidare l’incarico di commissario tecnico al ministro Giuseppe Valditara. “Lui, per la limitazione degli stranieri, ha idee precise. Chissà, probabilmente con lui allenatore della Nazionale, non vedremo finalmente otto, nove, a volte dieci giocatori “forestieri” nelle formazioni delle squadre, pure le più blasonate”.
