(Foto Ansa)
Il lavoro da remoto, adottato su larga scala durante e dopo la pandemia, potrebbe avere conseguenze più profonde del previsto sul benessere psicologico dei lavoratori. A evidenziarlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science e coordinato da Natalia Emanuel, che mette in luce un legame tra smart working, maggiore isolamento sociale e peggioramento della salute mentale.
Lo studio
La ricerca si distingue perché non si concentra sugli effetti del lavoro a distanza sulla produttività, tema al centro della maggior parte degli studi precedenti, ma analizza direttamente l’impatto sul benessere delle persone. Per farlo, gli studiosi hanno esaminato i dati provenienti da cinque grandi indagini svolte negli Stati Uniti, per un totale di oltre 568mila partecipanti e un periodo di osservazione superiore a dieci anni.
Gli autori hanno confrontato la situazione precedente alla pandemia, tra il 2011 e il 2019, con quella successiva alla fase più acuta dell’emergenza sanitaria, dal 2022 al 2024, escludendo gli anni 2020 e 2021. Dai risultati emerge che i lavoratori impiegati in professioni facilmente svolgibili da remoto hanno registrato un aumento significativamente maggiore del tempo trascorso in solitudine rispetto agli altri dipendenti. Parallelamente è stato osservato un peggioramento degli indicatori di benessere psicologico, accompagnato da un maggiore ricorso ai servizi di salute mentale e a prescrizioni farmacologiche. Gli effetti più marcati sono stati rilevati tra le persone che vivono sole.
“Poiché i nostri dati si fermano al 2024, non possiamo cogliere appieno gli adattamenti a lungo termine tra i lavoratori che possono lavorare da remoto”, precisano gli autori. Tuttavia, aggiungono che “potrebbe essere utile che, nell’ambito di diverse modalità di lavoro a distanza, sia i singoli individui sia le organizzazioni dessero priorità a modificare il lavoro da remoto in modo da ridurre gli effetti di isolamento, ad esempio coordinando le giornate in ufficio per i lavoratori ibridi o incoraggiando l’interazione informale, anche online”.
