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Uragano Ophelia verso la Irlanda. Rischi maggiori nel primo pomeriggio

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Uragano Ophelia verso la Irlanda. Rischi maggiori nel primo pomeriggio (Foto Ansa)

LONDRA – L‘uragano Ophelia si avvicina all’Irlanda. Il Met Office, l’ufficio meteorologico britannico, ha elevato il livello di allerta ad ‘arancione’ (amber) per l’Irlanda del Nord, avvertendo senza giri di parole che aleggia, almeno sull’isola verde, lo spettro di una minaccia potenziale non solo a cose e a edifici, ma anche “alla vita delle persone”.

I dati, in effetti, sono in evoluzione di minuto in minuto e la perturbazione viene tenuta d’occhio costantemente. La portata e l’intensità dell’impatto andranno pertanto verificate in concreto nelle prossime ore.

Ma l’immagine proiettata dai satelliti fa una certa impressione, mentre Ophelia si avvicina, sfiorando l’arcipelago portoghese delle isole Azzorre, accompagnata da raffiche di vento, rinforzatesi da 113 fino a circa 145 chilometri orari. Un vento che la sospinge verso nord-est.

Il contatto con l‘Ulster è ora previsto nel pomeriggio di lunedì, seguito a stretto giro dal probabile incontro con la terraferma anche in Inghilterra sudoccidentale e settentrionale (Londra risulta fuori tiro), sulle coste del Galles e su parte della Scozia.

In Gran Bretagna tuttavia lo stato d’allerta è al momento di color ‘giallo’, meno severo del temibile pericolo ‘arancione’ (il secondo nella scala dei fenomeni meteo dopo il classico allarme rosso) segnalato per diverse contee irlandesi, soprattutto settentrionali.

In Irlanda è stato convocato intanto un comitato d’emergenza nazionale incaricato di assumere misure precauzionali. L’ora X è calcolata a partire dal primo pomeriggio, con una coda meno intensa estesa fino a martedì 17.

Il meteorologo Alex Burkhill non esclude che, al contatto con la terra, l’uragano possa “indebolirsi” e “ridursi a tempesta extratropicale”. Ma le cautele restano d’obbligo. L’allarme arancione significa possibili danni alle linee elettriche, interruzioni ai trasporti e alle reti di telefonia mobile, talora alberi sradicati o tetti scoperchiati, con il conseguente rischio di detriti proiettati qua e là. Quindi in grado di colpire e uccidere in teoria anche esseri umani.

Il fenomeno in Europa è relativamente inusuale. Ma nelle Isole britanniche non è stato dimenticato il precedente del Great Storm dell’ottobre 1987, quando una violenta perturbazione atlantica toccò le coste di vari Paesi del vecchio continente, investendo in primis proprio il Regno, dove le devastazioni furono pesanti (un miliardo di sterline dell’epoca) e dove si contarono 18 dei 22 morti complessivi.

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