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Cristo di Michelangelo, Sgarbi: “Lo dissi che costava troppo”

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ROMA – ''Opera significativa, ma nell'incertezza dell'attribuzione lo Stato non puo' comprare, lo dissi anche a Bondi, ma lui aveva appena firmato per l'acquisto''. A parlare e' Vittorio Sgarbi, gia' ascoltato su questo nei mesi scorsi dai carabinieri, che entra di nuovo nella querelle del piccolo Cristo ligneo attribuito a Michelangelo e acquisito dallo stato nel dicembre 2008 per 3,5 milioni di euro. Ora la vicenda si e' arricchita del rinvio a giudizio per danno erariale del sottosegretario ai Beni culturali Roberto Cecchi (all'epoca direttore generale per i Beni storico-artistici) e di altri esperti e tecnici, da parte della Corte dei Conti che ritiene dubbia l'autografia dell'opera.

''Bondi mi aveva convocato, l'1 dicembre, per propormi la direzione del Maxxi e mi racconto' dell'avvenuto acquisto, sicuro di ricevere la mia approvazione'', ha proseguito il critico intervenuto oggi a una tavola rotonda su un altro dibattito attributivo, quello in merito a un dipinto di Caravaggio, il Sant'Agostino nello studio, rinvenuto dalla storica dell'arte Silvia Danesi Squarzina in una collezione spagnola. Sgarbi, come del resto la Squarzina, hanno confrontato le due situazioni.

''Se il dubbio sull'autenticita' di un opera, per quanto bella, permane – ha detto – la si puo' inserire nei cataloghi, ma non puo' essere acquistata dallo stato. A Bondi risposi, che se mi avesse avvertito prima, lo avrei dissuaso. Se non c'e' certezza non si compra, neanche a un prezzo basso, come invece riteneva il ministro che aveva pagato la scultura 3,5 milioni invece dei 18 iniziali''.

Dello stesso parere anche la Squarzina, che invece ha sottolineato la completa mancanza di un bagaglio documentario dell'opera michelangiolesca. ''Da solo l'occhio non basta'', ha concluso, soprattutto quando non tutti gli studiosi sono concordi sull'autografia del Buonarroti.