Cronaca Italia

Andrea Vettori, da 300 euro al mese di pensione sociale alla Ferrari (senza patente)

Andrea Vettori, da 300 euro al mese di pensione sociale alla Ferrari (senza patente)

Andrea Vettori, da 300 euro al mese di pensione sociale alla Ferrari (senza patente)

ROMA – Andrea Vettori, da 300 euro al mese di pensione sociale alla Ferrari (senza patente). A 57 anni si arrangiava lavorando la terra e facendo occasionalmente il manovale nella piccola frazione di Sassetta, a Vernio sull’Appennino tosco-emiliano, con il contributo di una misera pensione di invalidità di 289 euro. Oggi Andrea Vettori, il contadino che i compaesani chiamavano grullo, è invece un signore benestante che si muove in Ferrari grazie all’imprevista eredità di uno zio facoltoso che gli ha lasciato tutto.

La storia della fortuna di Andrea Vettori ha fatto il giro delle redazioni: troppo gustoso vedere l’effetto che fa passare da una vita di sacrifici e privazioni all’esaltante prospettiva di spassarsela come un gran signore nello spazio di un mattino. Da milionario, favoleggiano in paese: di sicuro ha ereditato case, terreni, boschi e castagneti. Qualcosa in più di un milione di euro, sospirano invidiosi in paese.

E ha guadagnato un bel po’ di amici che adesso gli girano intorno come api sul miele. Intanto, pur senza patente, si è comprato una Ferrari da 95mila euro, che fa guidare a un paesano ex rallysta, lui che fino ad ora ha guidato solo una scalcagnata Apecar. Ma la scena della visita all’autosalone vale quella di Pretty Woman quando Julia Roberts versione squillo viene snobbata dalle commesse del negozio da gran signore prima di ottenere la giusta rivincita.

San raffaele

«Poi ho capito tutto nel salone della concessionaria di auto di lusso di Prato — spiega con una bella risata Andrea —. Ci sono andato per far diventare realtà il mio sogno: comprarmi una Ferrari. Ma appena sono entrato mi hanno detto che avevo sbagliato indirizzo e che quella del bar era la porta accanto. E quando gli ho detto che io ero lì, con tanto di assegni, per comprarmi il bolide, quei signori si sono messi a ridere. Allora ci sono tornato con il mio avvocato e un impiegato di banca. Quelli della Ferrari sono rimasti a bocca aperta e si sono trasformati. Scuse, inchini, salamelecchi. Mi hanno offerto Coca Cola, succhi di frutta e mi hanno detto che se voglio le posso comprare tutte le loro auto». (Marco Gasperetti, Corriere della Sera)

 

 

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