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Cappellani militari: Bagnasco lo fu 3 anni, 4mila € pensione

ROMA – Cappellani militari: Bagnasco lo fu 3 anni, 4mila € pensione. Stato italiano e Vaticano stanno giungendo a un accordo per ridurre la spesa – sostenuta in base al Concordato dal solo Stato italiano – destinata ai cappellani militari. Rinunciare ad una quarantina di cappellani militari con un risparmio di 3-4 milioni di euro su una spesa complessiva che attualmente si aggira attorno ai 9 milioni di euro: sarà questa la proposta dell’Ordinariato militare. Lo riferisce a Radio Vaticana mons. Angelo Frigerio, vicario generale dell’Ordinariato. Sono in corso i lavori di una Commissione paritetica, che comprende rappresentanti del governo, della Cei e della Santa Sede, per la riforma dell’Ordinariato militare.

I cappellani militari sono 158. La spesa incide in base allo stipendio percepito dai cappellani, a seconda degli scatti di anzianità e del grado raggiunto (tenente, tenente colonnello, colonnello) fino ad arrivare al vertice, l’Ordinario Militare che è parificato ad un generale di corpo d’armata […] Non solo, i cappellani ricevono stipendi e pensioni dallo Stato e possono anche maturare la pensione con anticipo. Lo stesso cardinale Angelo Bagnasco, che non è stato solo presidente della Cei ma anche ex ordinario militare, ha diritto ad una pensione fino a 4.000 euro mensili nonostante abbia prestato servizio solo 3 anni. In molti parlamentari sostengono che i costi dei cappellani dovrebbero essere a carico della Cei, tramite l’8 per mille. Finora tutti i governi che si sono succeduti hanno fatto orecchie da mercante. (Franca Giansoldati, Il Messaggero)

La bozza del testo verrà presentata nelle prossime settimane. Mons. Frigerio ne anticipa alcuni contenuti. “Il tutto – spiega – parte dalla necessità di ridurre la spesa pubblica, permettendo un risparmio in tutti i settori, anche nel settore dell’assistenza spirituale alle Forze Armate, e questo risparmiando il più possibile e dove è possibile. Ad oggi il numero è progressivamente diminuito: siamo in 158. L’arcivescovo, sulla base di questa esperienza, ha fatto questo ragionamento: io posso scendere da un organico di circa 200 a 160, perché riesco a garantire l’assistenza spirituale agli uomini e alle donne delle Forze Armate. Di questi 42 sacerdoti cappellani militari, 12 sono dirigenti: questo vuol dire che la spesa non scenderà di un quinto, ma scenderà più di un terzo, perché lo stipendio lordo di un colonnello è quattro volte o tre volte quello di un tenente. Questa spesa, intorno ai 9 milioni di euro, scenderà a poco più di 5 milioni di euro, forse massimo 6 milioni di euro”.

La proposta di mons. Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia – spiega mons. Frigerio -, è questa: “io rinuncio alla dirigenza di questa porzione di Forze Armate, tenendo il vertice dell’organizzazione e quindi: ordinario militare e vicario generale militare, 160 cappellani militari assimilati di rango da tenente a tenente colonnello; inoltre, un cappellano militare, con la nuova riforma, sarà assimilato al grado di tenente colonnello dopo 30 anni di servizio: 10 da tenente, 10 da capitano, 10 da maggiore; dopodiché diventa tenente colonnello. Ma naturalmente per ‘assimilazione’, non per identificazione”.