Cronaca Italia

Don Carrega al vedovo gay: “La Chiesa vi deve chiedere scusa”

Don Carrega al vedovo gay: "La Chiesa vi deve chiedere scusa"

Don Carrega al vedovo gay: “La Chiesa vi deve chiedere scusa”

TORINO – “La Chiesa deve chiedervi scusa e anche dirvi grazie“. Don Gianluca Carrega, delegato dell’arcivescovo di Torino per la pastorale delle persone omosessuali, lo ha detto a Gianni dopo che ha perso il suo storico compagno. Franco Perrello, 83 anni, e Gianni Reinetti, 80 anni, sono stati la prima coppia gay ad unirsi civilmente al comune di Torino. Un sì che ha ufficializzato davanti alla legge la loro unione, dopo oltre 50 annni di vita insieme. Franco era malato e giovedì 26 gennaio è morto e da sempre era un uomo di Chiesa. Anche il suo compagno, Gianni, è un credente cattolico e insieme avevano scritto a Papa Francesco perché li accogliesse. Una Chiesa che accolga anche i gay, questo il loro sogno. E don Carrega non ha lasciato inascoltato il loro appello e li ha accolti.

Gabriele Guccione sul quotidiano Repubblica racconta dell’omelia di don Carrega per Franco, una omelia in cui il prete chiede scusa alla coppa omosessuale e anzi sottolinea che vorrebbe ringraziarli:

“Tanti pensano che la prima parola da dire, in questi casi, sarebbe “scusa”. Scusa per le disattenzioni, scusa per la freddezza, scusa per le dimenticanze. Ma questo dovrebbe farlo qualcuno più importante di me. Io, invece, ho detto loro “grazie” perché con la loro ostinazione ci hanno permesso di pensare a una Chiesa in grande, accogliente, capace di andare oltre e di non lasciare indietro nessuno”.

Ora che le unioni civili sono una realtà, le coppie gay dovranno prima o poi essere riconosciute anche dalla pastorale ordinaria:

“Tenendo distinti l’ambito civile da quello religioso, secondo me sì. Il riconoscimento di queste unioni dovrà rientrare nella pastorale ordinaria. Tra qualche anno ci troveremo a dover affrontare il problema di persone unite civilmente che porteranno i loro figli al catechismo. Come ci si comporterà nei loro confronti?”.

Come giudica i gay credenti che si uniscono civilmente?
“Se una persona decide di fare questo passo credo sia un segno bello, perché ci si assume insieme delle responsabilità pubbliche. E la Chiesa ha sempre incoraggiato l’assunzione di responsabilità. Potrebbe essere anche un segno dello Spirito”.

 

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