Cronaca Italia

Milano, Corso Como: popolo della “movida” contro spacciatori. Tre africani rischiano linciaggio

Milano, Corso Como: popolo della "movida" contro spacciatori. Tre africani rischiano linciaggio

Milano, Corso Como: popolo della “movida” contro spacciatori. Tre africani rischiano linciaggio

ROMA – Milano, Corso Como: popolo della “movida” contro spacciatori. Tre africani rischiano linciaggio. Tre ragazzi africani, sospettati di essere spacciatori, sono stati accerchiati all’alba da 50 persone del cosiddetto “popolo della movida” che anima le nottate di Corso Como a Milano. Ii tre africani, probabilmente individuati a caso, hanno rischiato il linciaggio, la polizia è riuscita ad intervenire prima di una probabile tragedia.

Corso Como e le vie che la circondano, oltre a essere una piazza di spaccio a cielo aperto, è diventato anche teatro di scippi e rapine notturne: i 50 della movida volevano vendicarsi, sono troppo numerosi ormai gli episodi di violenza ai danni di persone magari un po’ alticce dopo la serata. E in effetti il brogliaccio della stazione di polizia conferma l’escalation di denunce relative a episodi di criminalità diffusa proprio a Corso Como, la cui situazione sta degenerando.

Nessuno può mettere in dubbio la densità delle operazioni effettuate, e sintesi perfetta è l’elenco, corposo, dei 120 (centoventi) fotosegnalati dal commissariato Garibaldi-Venezia diretto da Massimo Cataldi, che da mesi dedica «approfondimenti» quotidiani. Se storicamente corso Como è luogo di spaccio, nuova è la degenerazione avvenuta nel corso delle notti.

Con la progressiva trasformazione dei venditori di cocaina e marijuana in aggressori famelici e spietati. Prima infatti, nelle vicinanze dei locali e in tarda serata, gli africani spacciano; dopodiché, verso l’alba, approfittano della scarsa lucidità e dell’assenza di prontezza di riflessi dei loro stessi clienti per puntarli, accerchiarli e derubarli. Arraffano orologi, catenine, iPhone, ricorrendo a calci e pugni nei casi di eccessiva resistenza. (Andrea Galli, Corriere della Sera)

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