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Padre muore a 93 anni. Fa causa e perde: pagherà 30mila €

PADOVA – Il padre muore a 93 anni in casa di cura dopo un’operazione. Il figlio fa causa all’ospedale e chiede 250mila euro. Ma il giudice dà ragione ai medici e condanna il figlio al pagamento delle spese processuali per 30mila euro.

La sentenza del tribunale di Padova è arrivata dopo dodici anni. Era infatti il 17 luglio del 2004 quando l’anziano morì nella Casa di cura di Abano Terme (Padova), ci informa Lino Lava sul Gazzettino. Il 26 maggio l’uomo era stato sottoposto a intervento chirurgico di “laparatomia esplorativa” a causa di una occlusione intestinale. Ma due giorni dopo le sue condizioni si erano aggravate ed era stato trasferito nel reparto di terapia intensiva del Policlinico di Padova con “insufficienza renale acuta, perforazione intestinale ed insufficienza respiratoria acuta”.

Il 30 maggio era stato sottoposto ad un altro intervento, questa volta di “relaparotomia mediana”. Ma le sue condizioni erano peggiorate lentamente, e il 17 luglio era morto. Il figlio chiedeva un risarcimento di 250mila euro, sostenendo che l’intervento aveva causato la morte dell’anziano e che era stato fatto senza l’autorizzazione del paziente e dei suoi familiari. Ma il tribunale non la pensa così.

 

Il giudice Guido Marzella ritiene che i chirurghi della Casa di cura di Abano abbiano fatto il loro dovere. E ha condannato il figlio del paziente a pagare quasi trentamila euro di spese processuali, cifra “appesantita” dalle numerose perizie medico-legali.

I MOTIVI DELLA CAUSA CIVILE – Secondo l’uomo che ha intentato l’azione legale, spiega Lava sul Gazzettino,

prima dell’intervento non sarebbe stato acquisito un idoneo e adeguato consenso informativo del paziente. Secondo, il paziente sarebbe stato sottoposto imprudentemente ad un intervento chirurgico rischioso e non necessario “attesa l’assenza di segni clinici di occlusione”. Terzo, non sarebbero state impiegate la diligenza e la perizia professionalmente dovute nell’esecuzione delle varie fasi dell’intervento dell’intervento chirurgico.

LE MOTIVAZIONI DEL GIUDICE – Ma per il giudice le cose non sono andate così e il ricorso del figlio del defunto è infondato.

“Una volta fatta la diagnosi di occlusione intestinale il paziente e i familiari vennero immediatamente avvertiti delle problematiche legate a quel tipo di patologia è alla veneranda età del malato, tra l’altro afflitto da concomitanti patologie di natura metabolica, cardiovascolare e respiratoria – afferma il giudice -. Ma dopo una settimana di ricovero il paziente mutò opinione e decise di sottoporsi all’operazione sottoscrivendo il relativo modulo di consenso”. Non solo: “Di fronte al rifiuto opposto inizialmente dal paziente alla effettuazione dell’intervento propostogli dai sanitari, risulta condivisibile l’atteggiamento adottato dai medesimi, che optavano per una incruenta terapia di attesa”.


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