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Valentino Talluto rischia 20 anni per contagi Hiv: ma potrebbe tornar libero in un mese

ROMA – Per la procura di Roma non ci sono dubbi. I 57 casi tra contagi diretti del virus Hiv, indiretti e di donne scampate all’infezione da parte del sieropositivo Valentino Talluto, romano di 32 anni, costituiscono una vera e propria epidemia dolosa. Sull’eventualità di contestare anche questa accusa, oltre a quella di lesioni gravissime, dovrà pronunciarsi il gup, sul tavolo del quale è arrivata, venerdì 21 ottobre, la richiesta di rinvio a giudizio dell’uomo.

Valentina Errante e Adelaide Pierucci delMessaggero di Roma mettono però in guardia sulla possibililtà che Valentino Talluto torni libero già tra un mese e non fra 20 anni, come sarebbe se tutte le accuse mossegli dagli inquirenti venissero riconociute valide dal Tribunale:

“Se entro trenta giorni non sarà disposto il rinvio a giudizio, scadranno i termini di custodia cautelare. E per l’untore, che finora è rimasto in cella proprio per l’alto rischio di reiterazione di reato, si apriranno le porte del carcere”.

Talluto, ricordano Errante e Pierucci,  che è “reo confesso”, era inizialmente accusato di avere trasmesso il virus a sette donne. Le indagini hanno poi portato all’identificazione di altre decine di persone: sono 57, tra contagiati diretti e indiretti e partner miracolate, che pur avendo avuto rapporti con l’indagato non hanno contratto il virus dell’hiv, i testimoni dell’indagine.

Il capo di imputazione in base al quale è stato arrestato è quello di lesioni gravissime, che prevede un massimo di sei mesi di carcere preventivo, acccusa molto meno pesante dell’accusa di epidemia sostenuta dalla Procura della Repubblica. Ora però

“il pm titolare dell’inchiesta ha chiesto che l’impiegato romano ossessionato dal senza protezione venga processato anche per epidemia dolosa con l’aggravante dei futili motivi, un reato punibile anche con l’ergastolo. Resta il nodo sui tempi in cui il giudice per l’udienza preliminare riuscirà a disporre il rinvio a giudizio per Valentino Talluto.

Per gli inquirenti, da settimane, è scattato il conto alla rovescia per evitare la liberazione. I tempi della perizia, con cui è stato accertato il ceppo virale è identico per le 30 partner contagiate, per il bambino e per i due uomini infettati in via indiretta, sono stati necessariamente lunghi e quindi il pm Francesco Scavo, subito dopo aver ricevuto la relazione finale, prova regina a carico dell’indagato, ha chiuso l’inchiesta e ora, a distanza di venti giorni (fissati per legge) ne ha chiesto il rinvio a giudizio”.

A Talluto il pm Francesco Scavo imputa di aver contagiato direttamente, in rapporti sessuali non protetti, non meno di 30 donne conosciute prevalentemente via chat. Il tutto, per l’accusa, benché l’uomo fosse conscio del proprio stato di salute. Il quadro delle contestazioni comprende anche casi di infezione indiretta (un bimbo e tre partner di donne contagiate in precedenza) ed episodi di partner dell’uomo che, pur esposte al rischio, sono scampate alla trasmissione del virus: e considerando tali circostanze i casi contestati raggiungono quota 57.

Se Talluto, detenuto nel carcere di Regina Coeli dal 24 novembre dello scorso anno, dovesse essere riconosciuto colpevole anche di epidemia colposa rischierebbe non meno di 20 anni di carcere. Nel capo di accusa si sottolinea che l’uomo, a partire dall’aprile del 2006 (quando scoprì di essere sieropositivo) e fino al 23 novembre scorso (giorno precedente l’arresto) non ha esitato ad aver rapporti sessuali non protetti.

Particolarmente crudele il caso di un bambino, figlio di una straniera contagiata da Talluto anni prima e nato in un rapporto successivo della donna, al quale è stato diagnosticato il virus Hiv all’età di otto mesi, unitamente all’encefalopatia, causalmente riconducibile allo stato di sieropositività contratto dalla madre. Altro caso emblematico è quello di una donna che, in stato di gravidanza, ha avuto la fortuna di scampare al contagio dopo aver avuto rapporti sessuali con Talluto. Gli accertamenti hanno consentito di risalire a 57 episodi, ma gli inquirenti sono certi che ci siano altre persone contagiate, direttamente o indirettamente, che hanno evitato di ricorrere alla magistratura. Talluto si è sempre difeso sostenendo di non essere consapevole dei rischi che poteva arrecare a causa della sua sieropositività.


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