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Ikea, due ragazzi abbracciati su catalogo: protesta in Russia

MOSCA – Due ragazzi seduti insieme in una cucina nuova: è questa la foto al momento in testa nel concorso a premi di Ikea Russia “Sentiti a casa”. Ma l’immagine – già votata online da 3.650 utenti – ha mandato su tutte le furie un gruppo di ultraortodossi russi, Narodnii Sobor, Unione popolare. Secondo Novaya Gazeta, uno dei leader dell’organizzazione religiosa, Anatolii Artukh, ha annunciato ai microfoni di Radio Baltica di voler denunciare l’Ikea per “propaganda dei rapporti non tradizionali“. Tre anni fa – in ossequio alla controversa legge russa contro la “propaganda gay” tra i minori – la società svedese fu costretta a cancellare dal suo catalogo diretto ai clienti russi la foto di una casa condivisa da una coppia di lesbiche nella pittoresca contea di Dorset in Inghilterra.

Ikea è chiamata in Tribunale per risarcire i danni causati dall’esplosione di una cucina che causò la morte di due persone: succede a Trieste dove gli eredi di Marcella Flego, 86 anni, che il 20 febbraio 2015 morì, insieme al fratello Aldo, 77 anni, nello scoppio della cucina che la donna aveva acquistato all’Ikea, hanno presentato al Tribunale di Trieste una “chiamata in causa di terzo”, a cominciare proprio dall’Ikea Italia Retail Srl, nella persona del legale rappresentante, perché sia “condannata all’integrale risarcimento del danno”.

Le richieste sono state presentate da Gianfranco Burni, difesa dall’avv. Mercedes Giuseppin, e da Michele e Gabriel Burni, difesi dall’avv. Elena Rosa. A loro parere l’Ikea deve risarcire i danni perchè Marcella Flego aveva acquistato la cucina per la sua abitazione di via Baiamonti, a Trieste, nel negozio di Villesse (Gorizia) della multinazionale e le cose non erano andate bene fin dal primo momento. Era infatti emerso un vizio nel top della cucina e la donna ne aveva chiesto la sostituzione in garanzia. Il lavoro era stato fissato per il 20 febbraio, quando avvenne l’esplosione che – stando a quanto emerso dalle indagini – fu causato da una fuoriuscita di gas dalla parte finale del tubo flessibile che collegava l’impianto interno dell’abitazione con il piano di cottura. Quest’ultimo era stato momentaneamente scollegato per la sostituzione.

Il gas aveva saturato la casa e quando i due vecchietti erano rientrati era bastato niente per far saltare tutto in aria. Aldo Flego morì subito; la sorella cinque mesi dopo in ospedale. L’azione civile per ottenere il risarcimento dei danni è stata stralciata dal procedimento penale in corso davanti al Tribunale di Trieste. Nel processo, che si sta celebrando con rito abbreviato e che dovrebbe andare a sentenza il prossimo 14 novembre, il pm ha chiesto la condanna di tre persone per concorso in omicidio colposo e disastro colposo. Sono l’idraulico Davide Mozina, 36 anni, dipendente della ditta Astec di Trieste (due anni e quattro mesi); Dario Visentin, capotecnico della stessa azienda, e Giovanni Zoccarato, 71 anni, presidente della Astec (un anno e quattro mesi ciascuno). Nel lavoro di sostituzione della cucina – è emerso dalle indagini – furono coinvolte a vario titolo, in alcuni passaggi di subappalto e affidamento di specifici lavori, quattro diverse ditte fra le quali la Astec.


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