Cronaca Mondo

India. Sonia Gandhi e figlio dai giudici per corruzione

Sonia Gandhi

Sonia Gandhi

INDIA, NEW DELHI – I due principali leader dell’opposizione Indiana, l’italo-indiana Sonia Gandhi e suo figlio Rahul, sono comparsi sabato davanti a un tribunale di New Delhi per irregolarita’ nella gestione dei fondi del partito, un’accusa che hanno definito come una ‘vendetta politica’ da parte della destra che e’ al potere dopo la vittoria elettorale del maggio 2014.

E’ la prima volta che la 69enne Gandhi, erede dello storico partito del Congresso che ha dominato la storia dell’India moderna, si presenta a un processo. Ed e’ anche la prima volta che i vertici di un partito indiano vanno alla sbarra. Il 7 dicembre il magistrato aveva respinto una richiesta per esonerare i due leader dal comparire.

La presidente del Congresso, il suo primogenito e suo vice, e altri cinque esponenti erano stati accusati lo scorso giugno da un politico del Bharatiya Janata Party (Bjp) di truffa e irregolarita’ nella gestione dei fondi nell’acquisizione di un giornale di partito, il ‘National Herald’, chiuso sette anni fa. Nell’udienza, durata cinque minuti, i legali dei Gandhi hanno chiesto e ottenuto la liberta’ provvisoria dietro cauzione. Per Sonia e Rahul la garanzia e’ stata fissata in 50 mila rupie (circa 700 euro).

E’ stata respinta una richiesta dell’accusa di trattenere il loro passaporto per il pericolo di fuga. Il processo continuera’ il 20 febbraio. I due leader sono arrivati al palazzo di giustizia di Patiala House accompagnati da Priyanka Vadra (figlia di Sonia), dall’ex primo ministro Manmohan Singh e dai vertici del partito. Per l’occasione e’ stato schierato un massiccio cordone di sicurezza. Presenti c’erano anche quattro unita’ di reparti speciali che garantiscono la scorsa alle piu’ alte personalita’.

Dopo la seduta, in una brevissima apparizione davanti ai media, Sonia ha detto in hindi “di non avere il minimo dubbio che emergera’ la verita”. Il figlio, che e’ vicepresidente, ha invece lanciato una stoccata al premier Narendra Modi accusandolo di “fabbricare false accuse e di pensare di piegare in questo modo l’opposizione”. Da parte sua la destra del Bjp accusa la famiglia Gandhi di ‘recitare’ la parte dei perseguitati politici per cercare di guadagnare consenso popolare.

Nei giorni scorsi, l’italo-indiana aveva perfino evocato la suocera Indira Gandhi. “Di cosa dovrei avere paura? Sono la nuora di Indira Gandhi”, ha detto ai giornalisti riferendosi all’ex primo ministro assassinata nel 1984.

La vicenda giudiziaria risale al 2008 quando il ‘National Herald’, fondato nel 1938 dallo statista Jawaharlal Nehru, bisnonno di Rahul Gandhi, ha chiuso dopo aver accumulato un pesante indebitamento. La società possedeva diverse proprietà immobiliari, tra cui un prestigioso stabile nel centro di New Delhi, per un valore totale di 300 milioni di dollari.

Il giornale era stato quindi rilevato con un finanziamento del partito da una nuova societa’ chiamata ‘Young Indian’ gestita da Rahul Gandhi per un rilancio che pero’ non e’ mai avvenuto. Il leader del Bjp, Subramanian Swamy, che ha presentato la denuncia, sostiene che il Congresso ha usato illegalmente i fondi per acquisire gli immobili.

To Top