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Papa Francesco sul lettino della psicanalista ebrea. Le confessioni di Bergoglio: “Mi ha aiutato”

Papa Francesco sul lettino della psicanalista ebrea. Le confessioni di Bergoglio: "Mi ha aiutato"

Papa Francesco sul lettino della psicanalista ebrea. Le confessioni di Bergoglio: “Mi ha aiutato”

ROMA – Papa Francesco sul lettino della psicanalista ebrea. Le confessioni di Bergoglio: “Mi ha aiutato”. Un sacerdote sul lettino dello psicanalista, immagine per nulla convenzionale, tanto più se quel prete assalito dai dubbi o dall’ansia, un giorno sarebbe diventato il capo della Chiesa Cattolica. Se poi a confessare le sedute settimanali nello studio di una psicanalista ebrea, è lo stesso Papa Francesco, siamo di fronte alla caduta di un tabù, per restare in ambito freudiano.

Il ciclo di dialoghi con papa Bergoglio raccolti dal sociologo francese Dominique Wolton (titolo: «Politique et société», edizioni L’Observatoire) promette di essere esplosivo per questa riabilitazione di un ex nemico di cui, fino alle aperture teologiche post-conciliari, la Chiesa denunciava il pericoloso “pansessualismo” e l’ambizione “totalitaria”.

«Ho consultato una psicanalista ebrea – racconta Bergoglio al suo interlocutore -. Per sei mesi sono andato a casa sua una volta alla settimana per chiarire alcune cose. Lei è sempre rimasta al suo posto. Poi un giorno, quando stava per morire, mi chiamò. Non per ricevere i sacramenti, dato che era ebrea, ma per un dialogo spirituale. Era una persona buona. Per sei mesi mi ha aiutato molto, quando avevo 42 anni».

Ad aprire un primo spiraglio fu Pio XII nel 1952, spiegando: «È inesatto sostenere che il metodo pansessuale di una certa scuola di psicoanalisi sia parte indispensabile di ogni psicoterapia degna di tal nome». Nel luglio 1961, con Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio proibì ai preti di praticare la psicanalisi e ai seminaristi di sottoporvisi. Nell’enciclica «Sacerdotalis coelibatis» del 1967 Paolo VI ammetteva la possibilità del ricorso «all’assistenza e all’aiuto di un medico o di uno psicologo competenti» nei seminari e nel 1973, durante un’udienza, affermava: «Abbiamo stima di questa ormai celebre corrente di studi antropologici, sebbene noi non li troviamo sempre coerenti fra loro, né sempre convalidati da esperienze soddisfacenti e benefiche». (Leonardo Martinelli, Andrea Tornielli, La Stampa)

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