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Ragazze costrette a rapporti con cani: bufera caschi blu Onu

NEW YORK – Nuove accuse per i caschi blu dell’Onu, in passato già nel mirino di critiche per abusi compiuti a Haiti e in Bosnia-Erzegovina. Questa volta le accuse arrivano dall’Africa Centrale e sono molto pesanti: sarebbero infatti 108 le vittime di abusi sessuali da parte degli uomini delle Nazioni Unite. E si tratta di vittime per lo più minorenni.  

A lasciare disgustati i vertici del Palazzo di Vetro sono in particolare alcune accuse: tre ragazze che affermano di esser state spogliate, legate da un comandante francese della forza Sangaris in Centrafrica e costrette ad avere rapporti sessuali con un cane.

A mettere in piazza le malefatte dei peacekeeper è stata l’organizzazione americana Code Blue Campaign che fa capo al gruppo AIDS-Free World: le tre ragazze avrebbero detto agli investigatori Onu che una loro amica, legata e abusata con loro, sarebbe successivamente morta di una malattia non identificata.

Code Blu Campaign ha detto che tutte le informazioni in suo pos sono nelle mani degli ispettori del Palazzo di Vetro. “Informazioni nauseanti”, ha detto la Rappresentante Permanente americana Samatha Power.

Il portavoce del Palazzo di vetro Stephane Dujarric ha definito “scioccante” le accuse e aggiunto di non poter confermare il rapporto di Code Blue che il Rappresentante Permanente francese all’Onu Francois Delattre ha definito “nauseante e odioso”. Delattre ha detto che le autorità francesi sono determinare a “fare piena luce”.

I peacekeeper Onu e non Onu in Centrafrica sono da mesi sotto i riflettori per accuse di stupro e a. La forza Sangaris opera in Centrafrica indipendentemente dall’Onu. Con la Francia sarebbero stati coinvolti anche caschi blu delle Nazioni Unite dei contingenti del Burundi e del Gabon dislocati nella regione di Kemo, ha indicato l’Onu a Ginevra mentre Dujarric ha parlato di accuse rivolte al contingente marocchino di cui sarebbe rimasta vittima, tra l’altro, una quattordicenne.

A Ginevra l’alto commissario per i diritti Umani Zeid Ra’ad Al Hussein ha chiesto ai Paesi sul banco degli imputati di “far di più per prevenire abusi e per punire chi li ha commessi con pene adeguate. Rispedire a casa i malfattori non basta davanti a episodi di a. Ci vuole ‘accountability’ e ci vuole deterrenza, altrimenti non riusciremo mai a fermare questo circolo vizioso”.


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