Cronaca Mondo

Volkswagen: problemi ai freni, saranno richiamate in Cina 50mila auto

Volkswagen: problemi ai freni, saranno richiamate in Cina 50mila auto

Volkswagen: problemi ai freni, saranno richiamate in Cina 50mila autolks

BERLINO – Volkswagen richiamerà 50mila automobili in Cina per un sospetto problema al sistema frenante. Lo scrive l’Handelsblatt online, aggiungendo che i modelli coinvolti sono il Beetle (il nuovo Maggiolino) e la Golf: rispettivamente 44.718 veicoli Beetle e 4.762 Golf. “Si tratta di un possibile rischio alla sicurezza”, scrive il quotidiano economico citando un portavoce della casa automobilistica, “e per questo le auto verranno riparate in officina senza costi aggiuntivi”.

I richiami inizieranno il 6 febbraio prossimo. Il mercato cinese è di fondamentale importanza per Vw, specie dopo il dieselgate, conclude l’Handelsblatt, ricordando come proprio le vendite in Cina abbiano consentito all’azienda di Wolfsburg di ammortizzare i cali su altri mercati, come gli Usa.

Il Financial Times rivela intanto che i vertici della casa tedesca hanno “autorizzato” che il software al centro del dieselgate restasse nascosto. L’accusa è stta mossa dalle autorità americane alla casa automobilistica tedesca. Un’accusa resa nota nel giorno in cui uno dei manager del costruttore tedesco, Olivier Schmidt, è stato arrestato negli Stati Uniti con l’accusa di complotto per frodare gli Usa. Schmidt è stato fermato dalla polizia all’aeroporto di Miami, dove si trovava in vacanza, e resta sotto la custodia delle autorità che temono possa fuggire.

Il fermo arriva mentre Volkswagen continua a trattare con il Dipartimento di Giustizia per risolvere la disputa penale sulle emissioni dieselgate. Un patteggiamento che potrebbe costare alla casa automobilistica alcuni miliardi di dollari. Schmidt è uno dei manager Volkswagen ad aver partecipato nel 2015 all’incontro sul software al centro del dieselgate nella sede di Wolfsburg.

Schmidt avrebbe preparato per l’incontro del 27 luglio 2015 una documentazione in vista dell’incontro con le autorità della California, che avrebbe avuto luogo la settimana successiva. Nel caso di esito positivo dell’incontro, Volkswagen avrebbe ottenuto la necessaria certificazione per la vendita di auto negli Stati Uniti.

Un esito “negativo” avrebbe invece sollevato la possibilità di una “accusa” formale, si legge nella documentazione depositata dalle autorità americane. “I dipendenti Volkswagen sapevano che se avessero detto la verità e rivelato il software truccato, Volkswagen non avrebbe venduto nessun veicolo diesel negli Stati Uniti” aggiungono le autorità americane. Lo scandalo è iniziato a emergere nel 2014 con uno studio dell’International Council on Clean Transportation.

Schmidt, dopo aver visto i risultati dello studio, ha scritto a un collega: “Dovremmo prima decidere se vogliamo essere onesti. Se siamo disonesti tutto resta come è”.

Volkswagen ha quindi creato un comitato ad hoc per rispondere alle domande insistenti delle autorità. “I dipendenti di Volkswagen hanno determinato di non rivelare alle autorità che le auto testate montavano un software truccato. I dipendenti di Volkswagen hanno deciso di perseguire una strategia per mantenere nascosto il dispositivo rispondendo alle domande delle autorità, mentre apparivano come collaborativi”.

To Top