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Banche. Stress test salasso da 56 mld. E il piano tedesco…

ROMA – Banche. Stress test salasso da 56 mld. E il piano tedesco… Uno studio Crif (società di supporto alla gestione del credito) sugli ultimi stress test svela quanto finora sono costati alle banche e agli italiani la Vigilanza Unica. Un “salasso” da 56 miliardi spiega Rosario Dimito sul Messaggero: circa 15 miliardi rappresentati dagli incrementi di patrimonio (le capitalizzazioni forzate), più 41 miliardi di mancati di finanziamenti erogati (prestiti e mutui).

Eccole dunque le conseguenze (negative) degli esami di oltre un anno fa. Il comprehensive assessment impose alcune misure di mitigazione per riallineare i parametri minimi patrimoniali. In verità alcune di quelle misure, gli istituti italiani le avevano già messe in atto, come l’incremento del patrimonio netto nei primi 9 mesi del 2014 attraverso varie forme per un ammontare totale di 15 miliardi, che corrispondono a poco più del pil di un paese sovrano come la Bosnia/Erzegovina. Va segnalato che dal gennaio 2014 l’indice FtseBank è caduto del 16,7%; ciò nonostante la capitalizzazione delle banche italiane quotate è cresciuta di 553 milioni.

Ma se si calcolano i 15 miliardi di maggiore patrimonializzazione, è come se essi fossero stati quasi per intero ingoiati nelle turbolenze borsistiche alimentate anche dai messaggi imprudenti quando non contraddittori delle autorità di vigilanza e. Per non dire del danno complessivo arrecato all’intero listino di Piazza Affari a causa del trend altalenante dei titoli bancari. A ciò si aggiunga il cosiddetto deleverage dei crediti: nei primi 9 mesi del 2014 si è avuta una contrazione dei prestiti concessi rispetto ai volumi di fine 2013 per un importo complessivo di 41 miliardi (il pil dell’Uruguay). (Rosario Dimito, Il Messaggero)

Financial Times: piano tedesco colpisce banche italiane e spagnole. Le banche spagnole e italiane saranno le più penalizzate in termini di profitti se l’Unione Europea adotterà il piano tedesco per spezzare il legame fra le banche e i loro governi sovrani. E’ quanto emerge da uno studio – riportato dal Financial Times – della società di ricerca Bernstein, che ha valutato l’impatto della proposta tedesca che pone limiti alle banche per quanto riguarda i titoli di stato del proprio paese in portafoglio.

Fra le 27 maggiori banche europee, 22 dovrebbero vendere circa 360 miliardi di euro di debito e reinvestirli in bond di altri paesi se il tetto fosse fissato a un quarto del capitale ammissibile. Unicredit, secondo Bernstein, è la banca che registrerebbe il calo maggiore dei profitti nel 2017, perdendo il 5% perché la sua esposizione al debito italiano è superiore al suo capitale ammissibile. Intesa Sanpaolo perderebbe il 3%, il BBVa il 2% e il Santander l’1%.