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Previdenza e sussidi, come cambiano: Ape social, quattordicesima e rendita Rita

ROMA – La previdenza cambia con la legge di bilancio emanata dal team economico di Palazzo Chigi guidato da Tommaso Nannicini. Si tratta di un documento di 32 pagine in cui vengono spiegate le misure, che vogliono così rispondere alle critiche che sono state avanzate negli ultimi mesi. Dall’Ape, anticipo pensionistico sia volontario che social, al cumulo gratuito dei contributi, la quattordicesima e le norme sulla no tax area e i lavoratori precoci.

Ecco la sintesi delle misure previste dalla legge di bilancio in materia di previdenza:

APE VOLONTARIA: si può chiedere con 63 anni di età e 20 di contributi, è un prestito fino all’età di vecchiaia il cui costo è a carico del lavoratore. La rata sulla pensione netta per ogni anno di anticipo può arrivare fino al 5,5% della pensione una volta raggiunta l’età di vecchiaia. Il prestito va restituito in 20 anni. In caso di premorienza interviene l’assicurazione. Non ci sono decurtazioni all’eventuale pensione di reversibilità né sono richieste garanzie reali sul prestito. Su una pensione netta di 1.286 euro al mese e una richiesta dell’85% dell’assegno la rata per tre anni di anticipo dovrebbe essere di 208 euro (ci sono infatti agevolazioni contributive) per 13 mesi.

APE SOCIAL: Chi è in condizione di bisogno può chiedere l’Ape social. Bisogna avere 63 anni di età a 30 di contributi se disoccupati o disabili (con un grado di invalidità di almeno il 74%) e 36 se impegnati in attività particolarmente pesanti (e per almeno sei anni). Si riceve un trasferimento monetario direttamente dall’Inps pari alla pensione certificata al momento della richiesta (ma per 12 mesi) se inferiore ai 1.500 euro lordi. Questa erogazione è tassata come lavoro dipendente e quindi il netto è maggiore rispetto a un reddito da pensione equivalente. Secondo un esempio contenuto nelle tabelle con una pensione lorda di 1.000 euro (865 netti) il reddito ponte netto è di 899 euro.

APE AZIENDALE: i requisiti sono quelli previsti per l’Ape volontaria (63 anni di età e 20 di contributi) come le ipotesi finanziarie di base ma la contribuzione dovrebbe essere versata dall’impresa in modo da abbattere la rata sulla pensione futura al momento dell’età di vecchiaia. Con una pensione mensile lorda di 1.000 euro, un Ape richiesta del 95% della pensione netta e un anticipo di tre anni la contribuzione dell’impresa ammonterebbe a 43.505 euro. La contribuzione salirebbe a 70.283 euro nel caso di pensione lorda di 1.615 euro (netta 1.286 euro).

RITA, RENDITA INTEGRATIVA TEMPORANEA: per l’anticipo pensionistico si può utilizzare una parte o la totalità del capitale accumulato per ottenere una rendita mensile negli anni che mancano alla pensione di vecchiaia. E’ prevista una tassazione con imposta sostitutiva tra il 9% e il 15%. Con un capitale accumulato di 27.539 euro (98 al mese da ricevere a partire dall’età di vecchiaia) il lavoratore – si legge in un esempio – può decidere se utilizzarli per un anno di anticipo Rita (1.950 euro al mese), per due anni (975 al mese) o per tre anni (650 euro al mese).

CUMULO GRATUITO CONTRIBUTI: Si possono cumulare i contributi versati in diverse gestioni. Si riceverà un assegno pro rata secondo le regole di ciascuna gestione.

LAVORATORI PRECOCI: sono coloro che hanno versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni. Si eliminano le penalizzazioni sulle pensioni per chi esce dal lavoro prima dei 62 anni. Si va in pensione con 41 anni di contributi se si è disoccupati, disabili o se si sono svolte attività usuranti o pesanti. Tra i lavori pesanti rientrano anche le professioni infermieristiche e ostetriche organizzate su turni e quelli delle maestre della scuola dell’infanzia.

LAVORI USURANTI: pensionamento anticipato di 12/18 mesi mediante eliminazione delle finestre di accesso, I requisiti soggettivi sono semplificati per tutti.

ESTENSIONE NO TAX AREA: Estensione della no tax area a 8.125 euro annui anche per i pensionati con meno di 75 anni.

AUMENTO E ESTENSIONE DELLA QUATTORDICESIMA: Spetta ai pensionati con reddito complessivo personale inferiore a due volte il trattamento minimo (2.125.000 pensionati fino a 1,5 volte il minimo, 1.250.000 tra 1,5 e due volte il minimo). Coloro che hanno redditi fino a 1,5 volte il minimo (circa 750 euro) che ora prendono cifre variabili tra 336 e 504 euro una tantum a seconda dei contributi versati avranno un aumento del 30% (la quattordicesima sarà tra i 437 e i 655 euro una volta l’anno). Coloro che hanno redditi tra 1,5 e due volte il trattamento minimo (tra 750 e 1.000 euro) avranno per la prima volta la quattordicesima ma con i vecchi importi.

OTTAVA SALVAGUARDIA: viene prevista una salvaguardia per 28.000 esodati chiudendo il fondo attuale e assorbendo i risparmi.