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Agricoltori Asti contro caprioli: Troppi danni, vanno uccisi

ASTI – I caprioli sono troppi e continuano a fare danni all’agricoltura nelle campagne della provincia di Asti. Questo il motivo per cui  gli agricoltori piemontesi hanno lanciato un appello per uccidere i caprioli, sostenendo che ne siano stati abbattuti molti meno di quanto previsto dall’ordinanza della Regione Piemonte. La stagione della caccia selettiva al capriolo si è chiusa e la Regione aveva contemplato l’abbattimento di 614 capi, ma ne sono stati abbattuti 502.

Giovanni Drogo su Next quotidiano rilancia l’allarme apparso su La Stampa e scrive:

“C’è da dire che è almeno un paio d’anni che gli imprenditori locali, solitamente in maggio, fanno sapere che i caprioli sono troppi e che vanno abbattuti. Non c’è dubbio che il problema sia reale e che le preoccupazioni degli agricoltori siano più che legittime ma sorge il dubbio (per altro già sollevato in maniera ufficiale da alcuni esperti) che gli attuali sistemi di contenimento della fauna selvatica non siano così efficaci come un tempo.

La gestione della fauna selvatica presuppone la ricerca di un equilibrio tra le attività dell’uomo e le esigenze degli animali. E la presenza di caprioli e altri animali (ad esempio cinghiali) nell’astigiano costituisce un problema al quale Provincia e Regione non sono ancora riusciti a trovare una soluzione. Al tempo stesso aumentano le richieste di risarcimento per danni alle colture. Gli agricoltori chiedono quindi di liberalizzare la caccia al capriolo ma bisogna anche far notare che se è stato ucciso solo l’81% dei capi che potevano essere abbattuti  è evidente che anche quando la caccia è regolamentata non si riesce a “prelevare” la giusta quota di animali per consentire un corretto equilibrio tra attività umane sul territorio e animali.

Un’altra richiesta avanzata dagli imprenditori agricoli è quella di poter cacciare i caprioli anche nelle aree di ripopolamento, e forse sul sistema di ripopolamento e cattura qualcosa andrebbe cambiato. Senza contare che l’assenza di predatori naturali sicuramente influisce sulla capacità di questi animali di riprodursi indisturbati”.


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