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Padre Santo in un libro la vita del frate più amato a Genova

GENOVA – Nell’anno santo del Giubileo Straordinario indetto da Papa Francesco, mentre migliaia di fedeli invocano la benedizione di Padre Pio, a Camporosso, in provincia di Imperia, si celebra la vita di un altro santo. Il suo nome era Fra Francesco Maria da Camporosso, al secolo Giovanni Croese, e veniva appunto da Camporosso. Ma a Genova, dove visse gran parte della sua esistenza, per tutti era semplicemente il Padre Santo. Così lo acclamarono a furor di popolo, nonostante le sue proteste, per la sua grande misericordia e generosità nei confronti degli ultimi.

La sua fu una vita di semplicità e povertà, trascorsa a coniugare un verbo: cercare. Fu Giovanni XXIII, il Papa buono che lo canonizzò, ad attribuirgli la suggestiva definizione di “umile frate cercatore“. Cercatore di anime e di carità sulle strade della Val Bisagno.

Al Padre Santo, il comune di Camporosso, a 150 anni dalla sua scomparsa, ha deciso di dedicare un libro e ha incaricato la giornalista Lilia De Apollonia di curarne la stesura.

Il Padre Santo, per chi non lo conoscesse, era un frate cappuccino vissuto nella prima metà dell’Ottocento. Nacque il 27 dicembre 1804 da Anselmo Croese e Maria Antonia Garzo. In gioventù aiutò il padre contadino nel duro lavoro dei campi e a pascolare il piccolo gregge di cui si sostentavano ma ben presto sentì il richiamo della fede. Appena diciottenne Giovanni si allontanò da casa per unirsi al Convento dei Frati Minori Conventuali di Sestri Ponente. In seguito si spostò nel Convento di San Francesco di Voltri dove prese il nuovo nome: fu così che Giovanni divenne Fra Francesco Maria.

I superiori del convento ne apprezzarono fin da subito l’animo volenteroso e umile e presto lo destinarono alla casa principale della Provincia, presso il convento della SS. Concezione di Genova, dove gli fu assegnato il compito di fare la questua. Ecco perché nell’iconografia popolare è spesso ritratto accompagnato da un fanciullo che lo seguiva per le strade della città con la sporta per le elemosine.

E fu tra i vicoli dei carruggi, tra gli ultimi e i diseredati, che Fra Francesco Maria si guadagnò l’appellativo di Padre Santo. Al passaggio del frate la gente dei vicoli accorreva per baciargli le mani. Lui ascoltava, pregava con loro e per loro, prendeva su di sé il peso di un’umanità sofferente. E si privava dell’indispensabile pur di aiutare il prossimo: si accontentava solo di tozzi di pane inzuppati in acqua calda, vestiva abiti rattoppati per dare i nuovi a chi era più scoperto di lui e lo si vedeva sempre a piedi , in convento o per le vie della città. I suoi sandali li aveva donati a qualche bisognoso.

Fu, in sintesi, l’incarnazione di quella che i greci chiamavano agape, e i latini caritas. L’amore disinteressato e fraterno nei confronti dell’umanità fino alla donazione totale di sé, coincisa con la sua morte nel 1866, durante una terribile ondata di colera. Il Padre Santo si adoperò fino a sfinirsi e annientarsi nel soccorso agli ammalati e ai sofferenti.

Ma i genovesi non dimenticarono il sacrificio di quell’umile fraticello: dopo la sua morte continuarono a ricorrere a lui con devozione filiale e furono molte le dichiarazioni di grazia e i miracoli attribuiti alla sua intercessione. Al punto che trent’anni dopo fu avviata la causa di beatificazione, completata nel 1929 da Papa Pio XI. Quasi un secolo più tardi, il 9 dicembre 1962 Papa Giovanni XXIII lo proclamò santo. Anche se per i fedeli lo era già.