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Editoria, sì definitivo alla riforma. Plauso Fnsi-Odg. Ecco cosa cambia

ROMA – Sì definitivo della Camera alla legge di riforma dell’Editoria. Il testo, che disciplina principalmente il sostegno pubblico alle aziende, è passato con 275 voti a favore, 80 contrari e 32 astenuti. Hanno votato no i deputati di M5s e Forza Italia, mentre Lega e Fratelli d’Italia non si sono espressi. Ora occhi puntati sul governo, che dovrà approvare entro sei mesi i decreti attuativi.

Il provvedimento era atteso da tempo e con ansia dagli operatori di un settore fortemente provato dalla crisi, che ora plaudono al via libera definitivo. La legge introduce una nuova disciplina dei contributi diretti, che andranno alle tv locali, alle cooperative giornalistiche, agli enti senza fini di lucro e non più ai giornali di partito.

L’ammontare di un Fondo per il Pluralismo, nel quale confluiranno le risorse già destinate al comparto dalle leggi in vigore, sarà variabile: dipenderà, tra l’altro, dalle eventuali maggiori entrate che deriveranno dall’introduzione del Canone Rai in bolletta.

In seconda lettura al Senato è stato inoltre introdotto il tetto agli stipendi, che riguarderà anche i dirigenti della tv pubblica. Ora Viale Mazzini dovrà rivedere il regolamento approvato nell’ultimo Cda, che prevedeva la possibilità di sforare il limite di 240 mila euro per alcune figure. Dovrà adeguarsi anche il dg Antonio Campo Dall’Orto, che guadagna 650 mila euro all’anno.

La legge contiene inoltre un’ampia delega al governo, che dovrà approvare criteri più stringenti per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e rivedere la procedura per il riconoscimento degli stati di crisi. Fino a quando non ci saranno i decreti, non sarà possibile sbloccare le risorse.

“E’ indispensabile che vengano garantite, nella prossima legge di bilancio, le necessarie coperture finanziarie”, avverte la Federazione degli editori. Anche la Fnsi chiede che “si avvii immediatamente il confronto sui regolamenti, per non lasciare alibi a chi vorrebbe tenere congelati i contratti di settore”. L’Odg auspica, infine, che “i finanziamenti non restino nelle casse degli editori, ma vadano anche ai giornalisti che vivono attualmente in una condizione di grande sfruttamento”.

Ecco in sintesi i punti della riforma:

IL FONDO – Ad alimentarlo le risorse statali per il sostegno all’editoria quotidiana e periodica, ma anche quelle per le emittenti locali. Previsto l’uso di una quota, fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018, delle eventuali maggiori entrate da canone Rai in bolletta. Ci sarà anche un contributo di solidarietà da parte dei concessionari di pubblicità su tv e stampa (0,1% del reddito complessivo annuo).

I SOGGETTI BENEFICIARI – Il testo delega il governo a ridefinire l’intera disciplina, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, partendo dalla platea dei beneficiari. Tra questi, oltre alle tv locali, le cooperative giornalistiche e gli enti senza fini di lucro, quotidiani e periodici delle minoranze linguistiche, imprese ed enti che editano periodici per non vedenti o ipovedenti, associazioni di consumatori, imprese editrici di quotidiani e periodici diffusi all’estero. Esclusi esplicitamente i giornali di partito e le imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate. L’ammontare del contributo dipenderà dal numero di copie annue vendute (che non può essere inferiore al 30% delle copie distribuite per le testate locali e al 20% per quelle nazionali) e dagli utenti unici raggiunti, oltre che dal numero di giornalisti assunti. Previsti criteri premiali per l’assunzione a tempo indeterminato di under 35 e limiti massimi al contributo erogabile (50% del totale dei ricavi dell’impresa).

IL TETTO AGLI STIPENDI – Amministratori, dipendenti e consulenti Rai non possono percepire stipendi superiori ai 240 mila euro, tetto che non potrà essere superato anche qualora l’azienda dovesse emettere bond. Il provvedimento prevede anche una riduzione delle risorse pubbliche alle imprese che superano nei confronti del proprio personale, di collaboratori e amministratori, il limite di 240 mila euro. Il governo è delegato a deciderne la rimodulazione.

INCENTIVI E LIBERALIZZAZIONE VENDITA – Il governo dovrà incentivare gli investimenti nell’innovazione digitale, assegnare finanziamenti a progetti innovativi, liberalizzare la vendita dei prodotti editoriali e gli orari di apertura dei punti vendita, incentivare sul piano fiscale gli investimenti pubblicitari su quotidiani e periodici nonché sulle radio e tv locali.

ORDINE GIORNALISTI E PREPENSIONAMENTI – Il testo delega il governo ad adottare, sempre entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, criteri più stringenti per il ricorso ai prepensionamenti dei giornalisti e a rivedere la procedura per il riconoscimento degli stati di crisi, nonché a riordinare e razionalizzare le regole per il Consiglio dell’Ordine (il numero dei componenti viene ridotto a 60, riequilibrandone il rapporto tra professionisti e pubblicisti, due terzi e un terzo).

CRITERI DI EROGAZIONE DEI CONTRIBUTI – Il governo dovrà semplificare l’erogazione dei contributi, che avverrà in due rate (la prima entro il 30 maggio, pari al 50%). Il testo disciplina, inoltre, tempi e modalità di presentazione delle domande e stabilisce i requisiti per la testata online (deve essere regolarmente registrata presso una cancelleria di tribunale, avere un direttore responsabile iscritto all’Ordine, produrre principalmente informazione con aggiornamento quotidiano, non essere una mera trasposizione telematica di una testata cartacea né un mero aggregatore di notizie).

LA CONCESSIONE RAI – Viene ridotta a dieci anni, con un regime transitorio di non oltre tre mesi.