Alessandro Camilli

Investitori, non risparmiatori. Ma è una battaglia persa…

Investitori, non risparmiatori. Ma è una battaglia persa...

Investitori, non risparmiatori. Ma è una battaglia persa…

Come lo chiamiamo un rispettabile e onesto signore che ha in banca un conto corrente su cui, è lecito ipotizzare, qualche euro stazioni e viaggi? Già, quanti euro? Non lo sappiamo, non lo vogliamo sapere, mica dobbiamo fare i conti in tasca a quel signore o, peggio, spiare con invidia e rancore i suoi risparmi. Già, perché i risparmi, se son risparmi e solo questo, spesso stazionano sul conto corrente e di rado e con titubanza, se son risparmi e basta, vanno a tentar fortuna altrove. Non sappiamo quanti euro sul conto, però sappiamo che nel portafoglio titoli di quel rispettabile e onestissimo signore ci sono più di centomila euro in obbligazioni. Più di centomila, spesso molto di più. E altri euro, a decine di migliaia, sono in azioni, sempre nello stesso portafoglio…

Dunque un portafoglio titoli da centomila in su, spesso molto in su…E un conto corrente dove qualcosina ci sarà, altrimenti chi mette centomila in obbligazioni e azioni se sul conto, quasi cash, qualche decina di migliaia non se li lascia? Dunque un rispettabile e onesto signore che ha un patrimonio di almeno, circa, in media, 200 mila euro e che più della metà li mette in obbligazioni per incassarne cedole e in azioni per ricavarne rendimenti. Come lo chiamiamo uno così? Il nostro rispettabile e onesto signore è un investitore, uno che investe i suoi soldi per legittimamente guadagnarci. Uno che merita rispetto e garanzie come garanzie merita il suo investimento. Un investitore, uno che cerca di mettere a frutto, a rendita, il suo patrimonio. Onestamente, seriamente e perfino utilmente a se stesso e al prossimo.

Ma noi in questo paese in queste settimane uno così non lo chiamiamo investitore. Non sia mai. Pronunciassimo la parola investitore potremmo turbarci tutti nel ricordare, sia pure implicitamente, che uno che investe guadagna e perde, a seconda dei casi. Dire investitore potrebbe ricordare l’indicibile e cioè che l’investimento, qualunque investimento, è a rischio.

E allora, con somma prova del demagogicamente corretto, uno così lo chiamiamo risparmiatore. Risparmiatore fa più povero cristo di investitore. Risparmiatore fa più tenerezza, pena, vittima. L’Italia intera ha ribattezzato risparmiatori poveri cristi il novanta e passa per cento di coloro che hanno ricevuto perdite dal loro investimento a rischio. Già, perché dei risparmiatori truffati secondo narrazione popolare e ufficiale delle quattro banche salvate dal crack, solo mille avevano in portafoglio obbligazioni per valore sotto i centomila euro e avevano in quelle obbligazioni almeno la metà del loro patrimonio.

Gli altri novemila e passa avevano più di centomila qua e altri centomila là e altro e altro…Erano, sono investitori da rispettare e proteggere dalle truffe. Ma sono persone che investono i propri soldi per guadagnarci, investono a rischio. Ma da noi no, da noi il rischio è stato abolito per volontà/decreto popolare e per narrazione di massa. Erano, sono inverstitori e non risparmiatori ma, come ha scritto su La Stampa Mattia Feltri, “è una battaglia persa…”.

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