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Sushi cena a 20 euro? E’ cinese con coloranti, acqua ossigenata, monossido…

La foto di di Alessandro Camilli

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ROMA – Sushi “all you can eat”, cioè a buffet, tutto quello che ne puoi mangiare e al costo di dieci euro a pranzo e venti euro a cena? La Stampa (articolo Gabriele Martini) ci informa sul come può costare così poco. E la risposta è semplice: non  può. Non può costare così poco. Se costa così poco, se il sushi costa come una pizza allora non è tutto pesce buono quello che è in tavola.

Ce lo dicono i giornali, ce lo dicono le televisioni…ma non c’era in fondo bisogno. Ce lo dicevano già le nostre nonne che “il risparmio non è mai guadagno”. Il risparmio sul cibo e su altri generi di prima necessità non è mai, per così dire, risparmio gratis. Ha un costo quel risparmiare, e nemmeno tanto occulto: il cibo di seconda, terza qualità e talvolta anche pericoloso se non nocivo.

Il motto, l’insegnamento delle nonne a non fidarsi del risparmio facile e gratuito non viene dal Giappone, anche se forse qualche detto del genere lo hanno anche laggiù. Dal Giappone non vengono nemmeno i ristoranti e i locali dove si mangia, o almeno dicono di offrirti, il sushi, tipico cibo giapponese.

Come mai su 500 locali a Milano sono gestiti da giapponesi solo nove? Come mai in tutta Italia i giapponesi che gestiscono ristorazione sushi e affini sono solo il sette per cento? E soprattutto come mai su 500 locali a Milano 473 sono gestiti da cinesi e lo stesso avviene a Roma, a Torino e in tutta Italia?

Come mai…è perché i cinesi garantiscono e praticano il low cost, tutta la filiera della loro ristorazione almeno qui da noi e con solo poche lodevoli eccezioni è low cost. Low cost sul pesce vuol dire comprarlo fuori dai circuiti tradizionali, comprare pesce non tracciabile.

Spesso è pesce di seconda e terza categoria. Non fa male però vale quel che costa: poco. Ma a volte è pesce che non ha rispettato la catena del freddo, che ha viaggiato su furgoni non idonei al trasporto alimenti, che è stato stoccato senza norme igieniche. E ancora più spesso è pesce trattato, abbellito, sottoposto a make up per i nostri inesperti occhi. C’è il colorante Cafodos, conservante che fa vedere il pesce fresco di fuori mentre dentro è vecchio. C’è il bagno all’acqua ossigenata che sbianca artificialmente le carni. C’è il monossido di carbonio che ringiovanisce il tonno. C’è l’acido borico che resuscita il colore dei gamberoni…

Infinite volte viene varcato, di poco o di tanto, il confine tra pesce economico e pesce contraffatto (a volte perfino nocivo). Eppure c’è una mappa semplice per non oltrepassare questa fastidiosa e rischiosa frontiera: la mappa del prezzo. Sushi al costo di una pizza vuol dire pesce vecchio e cattivo. Non ci vuol molto per arrivarci. In fondo in fondo non è neanche un imbroglio: con quel prezzo esposto te lo dicono cosa mangi se vai a mangiare da loro.