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Generali, 7 in corsa per il posto di Mario Greco, bravo ma..

Generali, cambio della guardia, chi prenderà il posto di Mario Greco come amministratore delegato? Cesare Lanzia lancia 7 nomi

ROMA – Generali: alle Assicurazioni  Generali di Trieste, cambio al vertice in vista, corsa a 7, 4 + 3 outsider, per la successione a Mario Greco, attuale amministratore delegato, nel segno di Kafka, anticipa Cesare Lanza. Sul suo blog rivela che anche Franz Kafka, lo scrittore cecoslovacco degli incubi, è stato fra i dipendenti delle Generali, che affondano le radici nella notte dell’Impero Austro Ungarico: c’erano già prima di Francesco Giuseppe. Al centro dell’articolo c’è un tentativo di anticipare le

decisioni che verranno prese per individuare il sostituto di Mario Greco al vertice delle Generali. Posso dire che questa società è per fortuna estranea – rara avis! – a relazioni dubbie o, peggio, collusioni ambigue col mondo della politica. E perciò sono certo che le decisioni saranno prese con il rigore esemplare che distinse Franz Kafka, nel suo piccolo ruolo. La nomina è prevista a giorni, comunque entro febbraio.

Sulle repentine dimissioni di Greco, ceo uscente, tuttora si fronteggiano varie spiegazioni. Conflitti con i soci sul futuro, anche perché Greco voleva un rinnovo contrattuale di tre anni (non accordatogli) con pieni poteri? Affascinazione umanissima e non resistibile per il nuovo incarico super dorato (economicamente) in Svizzera? Disagi e inopportunità continuamente emergenti per l’evidente insofferenza verso l’Italia e il management italiano in particolare? Per quanto mi riguarda penso che si sia trattato di un mix di queste tre spiegazioni; e certo non arriveranno da Greco, che notoriamente detesta i giornalisti, ulteriori chiarimenti.

[Si potrebbe aggiungere che Mario Greco, alla guida delle Generali dall’agosto 2012, è probabilmente fra i migliori al mondo ma tra le sue tante qualità non annovera la ricerca della simpatia. Era appena arrivato e già nel mondo dell’alta finanza prevedevano che lo avrebbero estromesso a breve. Che abbia resistito 3 anni è quasi un miracolo].

Con un pizzico di malizia, qualcuno aggiunge che per Greco, dopo la prima fase del suo mandato (caratterizzato da un indiscutibile successo) si profilava quella da lui meno gradita, anche alla luce delle precedenti esperienze: il passaggio dall’amata finanza e dalle amatissime strategie all’impegno, per definizione e esperienza più ostico, nello sviluppo industriale.  

È stato indetto un cda straordinario, non è detto che sia già annunciata una decisione definitiva (non ci credo, ma vengono ipotizzate anche soluzioni transitorie).

Per me i candidati sono quattro: Philippe Donnet, Sergio Balbinot, Alberto Minali, Monica Mondardini. Ad essi non posso non aggiungere Giovanni Liverani, ad di Generali in Germania, perché citato, ma solo come “triumviro” da una firma prestigiosa del giornalismo economico, Stefano Cingolani; e un carismatico “esterno”, Carlo Clavarino, lanciato da “Affari italiani”, sponsorizzato da Alberto Nagel di Mediobanca.

 

[Nei giorni scorsi si era fatto anche il nome di Enrico Cucchiani, grandissima competenza nelle assicurazioni, un passaggio alla guida di una grande banca, Intesa].

Per temperamento, sono incline a previsioni e scommesse. Ma questa volta è difficile. Posso aggiungere che Sergio Balbinot ha solide esperienze internazionali (anche in Cina); Alberto Minali ha il punto di forza nella sapienza nel settore finanziario e, come Balbinot – numero due con Perissinotto e Greco – e Donnet, ha esperienze e curriculum di manager interno; Philippe Donnet è considerato generalmente favoritissimo e genericamente pupillo, alla vigilia, del cda; Monica Mondardini, esterna ma nelle Generali ha lavorato, domina il gruppo Espresso/Repubblica, ha rifiutato Poste e Ministeri, ma al Leone sarebbe sensibile.

Hanno scritto che il premier Renzi sarebbe intervenuto per scongiurare il pericolo che anche le Generali finiscano in mani straniere (leggi Vincent Bolloré). Stento a crederci. Come ho detto, tradizionalmente Trieste (fino a Greco, molto severo verso Roma) è rimasta estranea alla politica. Dubito che si cambi percorso, ora. Non si parla più triestino oggi, qualcuno forse stenta ad esprimersi in un buon italiano, ma di certo non si parla politichese, né toscano né romano. Comunque sia la difficoltà di fare previsioni nasce dall’indecifrabilità degli azionisti più potenti e influenti. Carlo Clavarino è sostenuto da Mediobanca? Alberto Nagel è influente certo, ma Bolloré, Caltagirone, De Agostini e Del Vecchio, tra Mediobanca e Generali, hanno forte voce in capitolo, eccome. La figura più enigmatica è Vincent Bolloré, abile, machiavellico, pronto se necessario a cambiare cavallo e alleanze: due volte (con Bernheim e Geronzi) ha modificato, in modo inatteso, il suo sostegno.

 

Quanto a Franz Kafka, originale ispiratore di questo articolo, ho appena pubblicato un librino dal titolo “Nel nome di Kafka, l’assicuratore”. Pochi sanno che il grande scrittore, come tanti altri suoi colleghi, anche famosi (Thomas Mann, Faulkner, Bernanos…), lavorò nel mondo delle assicurazioni, per un breve periodo anche alle Generali. Quasi tutti scaldavano la sedia, scrivevano i loro libri, aspettavano lo stipendio alla fine del mese. Kafka no. Pur detestando il suo lavoro (come sapevano familiari e amici), lo svolgeva con rigorosa e minuziosa applicazione. Diventò un apprezzatissimo ispettore per le perizie: nel libro ho pubblicato alcune sue relazioni.