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Bianca Berlinguer e gli altri 90 piazzati in Rai

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ROMA – Il 9 agosto il collega Diego Gabutti con un bell’articolo ricco di ironia ha giustamente esortato: “Non facciamo confusione, prego: Bianca Berlinguer non è stata messa al Tg3 dai boss della politica, ma soltanto dagli amici del suo babbo”. Vale però la pena aggiungere che non solo la figlia di Enrico Berlinguer è stata piazzata in Rai, ma anche la figlia Giovanna del suo segretario personale, portavoce, addetto stampa e consigliere personale, vala dire di Antonio “Tonino” Tatò, detto anche “La voce di Enrico Berlinguer”. Guarda caso, anche la figlia di Tatò si è ritrovata nello stesso Tg3 della figlia di Berlinguer.

Sempre per non fare confusione, bisogna aggiungere che, stando almeno all’elenco pubblicato da Mondo alla Rovescia,  sono 90 i figli e familiari vari in quale modo assunto in Rai o almeno suoi graditi ospiti nei vari salotti e salottini televisivi. Mondo alla Rovescia aggiunge un elenco di donne “apprezzate” dal Tale o dal Talaltro potente, ma varcare certe soglie è cosa di non buon gusto, si scivola nel gossip: meglio evitare, meglio fermarsi ai familiari.

Si sa che i figli, e le figlie in particolare, sono “piezz’ ‘e core!”, e non c’è padre che non cerchi di piazzare al meglio i propri. Siamo uomini di mondo e non ce ne adontiamo. Spiace però che Berlinguer padre, a lungo potente segretario del Partito Comunista Italiano PCI) sia stato l’ orgoglioso alfiere e teorizzatore della “diversità”, ovviamente in meglio, dei comunisti rispetto il resto dei comuni mortali. Dei comunisti o,  più esattamente, degli iscritti al PCI.  Quelli non iscritti al PCI anziché essere anche loro  todos caballeros erano todos traditores. Esattamente come  le femministe che anziché iscriversi all’Unione Donne Italiane, all’epoca già obsoleta emanazione femminile del PCI, preferivano essere e restare femministe.

E spiace ancor più che tale decantata “diversità” sia stata infine addirittura santificata con il dogma dell’austerità, per varare il quale Berlinguer organizzò a Roma un apposito convegno nazionale forse un po’ troppo mondano. O troppo romano, visto che gli sport dell'”acchiappo” e del farsi vedere erano più marcati del solito. Come che sia, visto che i salari non si potevano più aumentare come negli anni precedenti, Berlinguer, consigliato dal fido Tatò, pensò bene di fare di necessità virtù. O meglio: di farla fare. Agli altri. Come testimoniano certe assunzioni in Rai.

L’allora ancora esistente in Italia classe operaia si vide gratificare dal dogma, fulmineamente diventato   tormentone e atto di fede nazionale, che “L’austerità è la prova della superiorità morale della classe operaia”.  Affermazione ottima in bocca a un frate, a un papa, a un predicatore, ma strana in bocca a un segretario nazionale di partito comunista, che dovrebbe occuparsi di politica e non di morale o moralismo.

Come che sia, non si vede bene in cosa consistano la “diversità” e la “superiorità”, morale e non, delle assunzioni in Rai di Berlinguer figlia e di Tatò figlia rispetto alle assunzione che si usa bollare, specie da sinistra, come clientelari e familiste.

Forse siamo miopi noi. In tal caso, chi ci vuole far vedere e illustrare  la differenza che i nostri occhi non riescono a vedere?

P. S. Enrico Berlinguer è morto l’11 giugno 1984, mentre sua figlia è stata assunta in Rai l’anno successivo, traslocando dal giornale Il Messaggero dove già lavorava.  Tatò invece, “la voce di Enrico Berlinguer”, è morto il 5 novembre 1992. Ha avuto tutto il tempo di potersi occupare al meglio, giustamente, della propria figlia. E, dato che c’era, anche di quella del suo ex capo.