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Allarme Ue: “Due mesi per salvare Schengen o sarà la fine”

Il vertice dei leader dell'Unione europea di marzo sarà l'ultima occasione per vedere se la strategia per far fronte alla crisi migratoria funziona, altrimenti il crollo dell'area di libera circolazione in Europa sarà una conseguenza inevitabile", ha detto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk

BRUXELLES – Restano due mesi per salvare Schengen. Il vertice dei leader dell’Unione europea “di marzo sarà l’ultima occasione per vedere se la strategia” per far fronte alla crisi migratoria “funziona”, altrimenti “il crollo” dell’area di libera circolazione in Europa sarà una conseguenza inevitabile. Il presidente del consiglio europeo, Donald Tusk, mette in guardia sull’imminenza del pericolo, mentre Slovenia e Croazia sono pronte a ripristinare i controlli ai confini così come già fatto da Germania, Austria, Francia, Danimarca, Svezia e Norvegia.

“L’Unione è minacciata alla base e forse non ci si rende conto”, incalza il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, mentre il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos fissa in “quattro settimane” il termine ultimo per l’operatività di tutti gli spot, in Italia e Grecia.

“La protezione delle frontiere esterne è una conditio sine qua non”, ribadisce ancora Tusk, che evidenzia “un chiaro deficit” di attuazione delle misure decise a 28, dagli spot alle registrazioni, dai ricollocamenti ai rimpatri. E anche il piano d’azione con la Turchia, “sebbene promettente, deve ancora dare i suoi frutti”.

I dati di Frontex sugli arrivi in Europa durante le festività natalizie “non sono incoraggianti”, con oltre duemila profughi al giorno. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nei primi 18 giorni di gennaio, in Grecia sono sbarcate 31.244 persone, contro i 1.472 dell’intero gennaio 2015, e le proiezioni “suggeriscono che nel 2016 il dato possa superare in modo significativo gli 853.650 del 2015″. Gli arrivi nei primi 18 giorni dell’anno, nel Canale di Sicilia, sono stati 607. Mentre i morti sono stati complessivamente 95.

Tra i nodi da sciogliere, anche l’accordo sulla ripartizione dei contributi tra la Commissione Ue ed i Paesi membri dei tre miliardi destinati alla Turchia per la gestione dei rifugiati, punto centrale del piano d’azione Ue-Turchia. L’Italia è rimasto l’unico Paese Ue a bloccare apertamente l’intesa, col presidente del Ppe Manfred Weber che alla plenaria di Strasburgo ha accusato il premier Matteo Renzi di “mettere a repentaglio la credibilità europea a vantaggio del populismo”.

Commissione europea e presidenza di turno olandese hanno di recente richiamato ad “accelerare” sul punto, ma secondo fonti europee, “la soluzione arriverà probabilmente con l’incontro Renzi-Merkel” a Berlino in calendario il 29 gennaio.

Intanto alla riunione informale di Amsterdam di lunedì 25, i ministri dell’Interno dei Paesi dell’Unione europea potrebbero tornare a discutere della possibilità di introdurre i controlli temporanei alle frontiere interne per un periodo di due anni, invece degli attuali sei mesi, per affrontare le mancanze nei controlli delle frontiere esterne, per “grave minaccia alla sicurezza”.

La proposta era già stata discussa a dicembre, quando la Grecia, giudicata inadempiente nell’attuare gli accordi presi sulla gestione dei migranti, aveva evitato per un soffio la sua ‘esclusione’ da Schengen.