Di Pietro scatenato: “Berlusconi come Nerone, Minzolini a calci nel sedere”

Antonio Di Pietro a Mentana Condicio:  «Berlusconi? È come Nerone». Sul caso Agcom, riferendosi a Minzolini, il leader dell’Idv: «È una scorrettezza enorme che il controllore faccia comunella con il controllato. Reato o non reato, è una porcata e quindi vanno presi a pedate nel sedere».

Antonio Di Pietro durante la trasmissione condotta da Enrico Mentana: «Berlusconi si è fatto 37 leggi ad personam. Questo è fascismo e piduismo. Ogni periodo storico ha la sua forma di fascismo: Berlusconi oggi è come Nerone. Vogliamo dargli un altro nome? Come si chiama il dittatore della Corea?».

L’ex magistrato, incalzato dagli altri protagonisti del talk show sulla richiesta di impeachment e sui timori del Partito democratico sulla manifestazione di domani: «Quello che ho detto sul capo dello Stato è agli atti e resta lì come pietra. Ma domani dal palco non parlerò di lui. Mi sembra doveroso non cadere nel trabocchetto di spostare l’attenzione dal responsabile principale, che resta Silvio Berlusconi».

12 marzo 2010 | 15:43   Letto 243 volte   


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Volgare dal cuore tenero, l'italiano del dito medio alzato alla Berlusconi, si sdilinquisce al telefono con l'adorata figlia

L’effetto perverso dei telefilm americani sulla già poca cultura diffusa italiana trova il suo monumento nel dito medio puntato al cielo che ha trovato sacerdoti devoti non solo in giovani gentildonne come Vittoria Brambilla o in non proprio gentiluomini stagionati come Umberto Bossi, ma anche in perfezionisti dell’apparenza e della apparente buona educazione come nientemeno che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gli autori televisivi italiani sanno invece che il nostro pubblico non gradirebbe volgarità eccessive, a parte l’occasionale parolaccia che ormai è uso comune anche delle mamme ben nate. Il genere preferito dagli italiani sono le commedie un po’ melense, tipo “Medico in famiglia” o “Commesse”, in cui comunque alla fine il bene trionfa pur dopo un lungo percorso di lacrime, tradimenti, morti e occasionali momenti di felicità. Fanno apparire Cuore di Edmondo De Amicis un romanzo hard boiled come quelli di Mickey Spillane. Il risultato di questo stil novo è un linguaggio melenso che ormai si è diffuso tra giovani amici, amanti, genitori e figli. Su un treno in viaggio nella pianura padana un omone sulla cinquantina, vocione baritonale, bel profilo da marmo antico, accento del sud, parla a lungo a telefono di una complessa trattativa sindacale. Che sia un sindacalista lo si capisce dal linguaggio. Dice con orgoglio: “Ottima gestione unitaria” e si può pensare anche a uno del Pd o del Pdl, ma poi si addentra nei dettagli di piani di riqualificazione e di mobilità e capisci il mestiere. Il tono è fattuale ma duro, viaggia in prima classe quindi sembra su nella gerarchia. Poi chiama la moglie: fattuale e spiccio. Poi un profumo dolciastro di sciroppo di rose invade il vagone. Parla con la figlia: “Dolce adorata volevo sentire la tua voce, un pensiero per te, volevo proprio parlare con te”. A quel che si capisce la figlia non sembra gradire, probabilmente l’ha svegliata e lei gli dice perché non chiami la mamma? E lui risponde: “Con la mamma ho parlato ma è te che volevo sentire dolce tesoro” e via così. Chi è cresciuto in altri tempi, non più quelli mitici in cui i figli davano del voi ai genitori, ma quelli in cui i baci erano merce preziosa, resta un po’ disgustato. Per fortuna che i ragazzi hanno conservato un minimo di banale buon gusto e prendono queste effusioni come manifestazioni di pura senilità.

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