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Fratelli d’Italia prepotente: a Torino bloccano ambulanza, a Melendugno i camion

Fratelli d'Italia prepotente: a Torino bloccano ambulanza, a Melendugno i camion

Fratelli d’Italia prepotente: a Torino bloccano ambulanza, a Melendugno i camion (foto Ansa)

ROMA – Fratelli d’Italia prepotente. Prepotente e vittimista, violenta e che fa la vittima. Fratelli di un’Italia prepotente che si auto nominano sceriffi delle cause sante, le stesse cause di cui sono devoti e sacerdoti. Decidono loro chi e cosa è popolo, legge e giustizia. Dicono di essere la radice della società civile, sono la spuma della società incivile.

Claudio e Paolo di Torino sono fratelli d’arme e d’ anima dei 300 attivisti No Tap di Melendugno Lecce. I due di Torino sono fieri e ricolmi della loro missione, ideologia, fede che hanno battezzato “Torino sostenibile”. Sulla via della sciagurata modernità i due e nati altro come loro sono stati fulminati dalla rivelazione che progresso è danno, tecnologia è insidia, scienza è inganno e via andare. Non potendo riconvertire tutto e subito il pianeta e l’umanità tutta alla sola ed unica verità, Claudio e Paolo cercano la salvezza nelle azioni quotidiane. C’è da fare per rievangilizzare l’umano, eccome se c’è da fare.

Claudio e Paolo hanno quindi, tra i tanti nemici e agenti del male che operano in città, un avversario: l’automobile in ogni sua forma ed espressione. Missione dei due missionari appunto è punire le quattro ruote quando sgarrano. Perciò i due in strada vigilano, le strade pattugliano, nelle strade sono in missione. Ed ecco che colgono in fallo, meritevole di punizione, una roba a quattro ruote e un motore che sgarra, inquina, disturba e, orrore, va pure contro mano. I vigilantes, i punitori del maligno che romba bloccano, obbligano ad arretrare, puniscono, conservano pura la strada violata.

Il punito era un’autoambulanza che trasportava un paziente bisognoso di ricovero urgente. Autista e infermiere provano a spiegare, niente da fare. La regola dice che contro mano autoambulanza può andare. Niente da fare. I due vigilantes chiedono addirittura le generalità a quelli dell’ambulanza, si sentono sceriffi, tutori dell’ordine. E sono fieri e consapevoli di quel che fanno, filmano, postano, si vantano.

Nella testa di Claudio e Paolo che bloccano l’ambulanza è successo quel che succede nella testa dei 300 di Melendugno, nella loro testa c’è un diritto, un valore, una legalità superiori, la loro. A fronte della loro missione, della loro verità, la legge dello Stato non esiste ed è imbroglio, il diritto dei Tribunali va bene solo se dà loro ragione altrimenti è truffa. Se non si fa come dicono loro è repressione, dittatura. Bisogna fare come dicono loro e sostanzialmente obbedire alla loro fede o superstizione o voglia o ideologia che sia. Obbedire perché…il prepotente se no fa la vittima.

A Melendugno i trecento, sindaco al fianco e governatore Emiliano lontano ma consenziente, si sono messi in strada a bloccare il trasloco (il trasloco!) degli ulivi. Ulivi da espiantare da un luogo, custodire vivi e vegeti in un altro posto e poi ripiantarli nello stesso posto di prima dopo lo scavo di una galleria. Gli ulivi sono un pretesto, un simulacro, una scusa. A Melendugno i trecento, insieme al sindaco e al governatore, vogliono impedire che si fatto il gasdotto. Vogliono non ci sia mai e poi mai né dove sono gli ulivi né altrove il cosiddetto Tap, il gasdotto che dovrebbe portare il gas dall’Azerbagian via Grecia e Albania.

Ai trecento di Melendugno il comandamento di cancellare il gasdotto dalla loro terra lo comanda appunto la loro fede. Quella che insegna sia male e danno e malvagità ogni opera pubblica per dimensioni superiore a un ponticello e comunque ogni manufatto umano nel loro cortile, pomposamente ribattezzato territorio. E alla loro fede bisogna inchinarsi, lo pretendono.

Infatti non accettano altri giudizi, autorità, competenze. E’ dal 2005 che il gasdotto ha i permessi del governo e del Ministero dell’Ambiente. Il Tar che è il Tar ha bocciato il ricorso contro il gasdotto. E poi il gasdotto ha avuto anche il via libera del Consiglio di Stato. Il gasdotto è in regola per il governo, la legge e i Tribunali. Rispetta le tutele ambientali secondo gli organi tecnici. E farlo è una decisione che rispetta tutte le regole della democrazia e dello Stato di diritto. E avere il gas è nell’interesse materiale di tutti gli italiani in carne e ossa.

Ma i trecento di Melendugno (sindaco e governatore compresi) se ne fregano della democrazia e dello Stato di diritto. Per loro l’unica vera democrazia e l’unico diritto da riconoscere sono quelli…dei trecento. Che poi non sono trecento ma trecentomila e anche tre milioni e anche di più. Ovunque nel paese e nella società avanza e si affermano i fratelli d’Italia prepotente. E la gran parte delle modernissime e antiche gazzette li identificano niente meno che con il popolo.

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