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Mar ligure alla Francia. Gentiloni: “Accordo non in vigore”

ROMA – Mar ligure alla Francia. Gentiloni: “Accordo non in vigore”“L’accordo non è in vigore né per l’Italia né per la Francia” e “non si tratta di un cedimento di tratti di mare pescosi”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel question time alla Camera sull’accordo di Caen dopo gli episodi del peschereccio ligure Mina sequestrato dalla Francia e di quello sardo a cui è stato intimato di uscire dalle acque territoriali francesi a nord della Sardegna.

La guerra dei gamberoni. Una controversia (nota anche come guerra dei gamberoni, perché i tratti di mar ligure e a nord della Sardegna interessati  -come la fosse dei gamberoni – rappresentano un vero danno per i pescatori liguri specializzati nella pesca del prezioso crostaceo) che ha provocato l’alzata di scudi specie del centrodestra contro il governo, centrodestra che però ha molto da farsi perdonare per un quasi accordo su una trattativa che dura da anni.

Un intrigo economico-diplomatico sul quale il Governo attuale ha avuto il merito di intervenire e che però non ha interrotto il fuoco di sbarramento polemico, in primis da parte dell’amministrazione regionale della Liguria (centrodestra), che evoca cessioni di sovranità territoriale in cambio di chi sa quali favori (senza menzionare peraltro il “debito” politico contratto da Berlusconi con Sarkozy).

Le parole del ministro Gentiloni. “L’accordo – ha spiegato Gentiloni – è il frutto di un negoziato andato avanti dal 2006 al 2012, ha coinvolto diversi governi e diverse amministrazioni tecniche all’interno dei governi”. Per quanto riguarda il peschereccio, il capo della diplomazia italiana ha precisato che il dissequestro è avvenuto dopo l’intervento del governo italiano che ha posto “le basi all’avvio di un risarcimento su cui sarà chiamata a esprimersi la magistratura francese”.

Mar ligure e Sardegna. Sulle acque al nord della Sardegna, Gentiloni ha chiarito che “le linee già tracciate nell’unico accordo bilaterale in vigore, quello sulle Bocche di Bonifacio del 1986, resterebbero, se l’accordo entrasse in vigore, immutate”. Per la baia di Mentone “la questione della pesca sarà affrontata anche alla luce della pertinente legislazione in materia a cui si aggiungeranno elementi tecnici forniti dal ministero competente al fine di studiare eventuali strumenti legislativi”.

Regione Liguria: “Allibiti dalle parole di Gentiloni”. Resta dura la posizione ufficiale della Liguria contro il Governo. Se ne è fatto carico l’asre regionale alla Pesca Stefano Mai: “Sono rimasto allibito dalle parole del ministro degli Esteri Gentiloni che ha definito l’accordo di Caen ‘vantaggioso’ per la Liguria. Come Regione, facendoci anche interpreti dell’opinione di chi già oggi deve fare i conti con i nuovi confini marittimi ovvero i pescatori sanremesi, siamo profondamente in disaccordo con quanto detto dal ministro e ribadiamo l’assoluta necessità di un incontro affinché vengano analizzati gli scenari di un’eventuale ratifica dell’accordo aprirebbe”.

Sul sequestro del peschereccio Mina dello scorso 14 gennaio, Mai ha dichiarato che “l’accordo non è in vigore” e “non si tratta di un cedimento di tratti di mare pescosi”. “Gentiloni ha calato la maschera parlando anche di sfruttamento di giacimenti sui fondali: parole che confermano i nostri timori ovvero che il nostro mare e la nostra pesca rischiano di essere regalate in cambio di nulla, anzi dando il permesso ai francesi di trivellare il nostro mare”, afferma Mai.

“Ribadiamo la nostra totale contrarietà alla ratifica dell’accordo di Caen e chiediamo un urgente confronto col ministro: a rischio c’è il 30% dell’attività della flotta di pescherecci liguri, un fatturato di almeno 20 milioni all’anno e ricadute sul comparto e sull’indotto della ristorazione e del turismo”, conclude Mai.