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Sardegna, si dovrà dire “sindaca” o “prefetta” per legge

ROMA – In Sardegna si dovrà dire sindaca, prefetta, ministra, e così via. La Regione ha infatti approvato un articolo specifico all’interno della legge per lo sviluppo. Scrive la Nuova Sardegna:

E se qualcuno avrà da storcere il naso perché «suona male», dovrà vedersela con la professoressa Cecilia Robustelli dell’Accademia della Crusca che, per complimentarsi, ha chiamato la consigliera e autrice dell’emendamento passato in Consiglio regionale, Annamaria Busia del Centro democratico, affermata avvocata penalista. Del resto, spiega lei stessa, «perché avvocata è brutto e invece maestra e impiegata no? La verità è che il nome del mestiere declinato al femminile diventa cacofonico nella misura in cui si avanza di livello nella scala professionale».

Solo questione di abitudine, dunque. Il tempo non manca: l’Amministrazione avrà sei mesi dall’entrata in vigore della legge per adottare «un linguaggio non discriminante rispettoso dell’identità di genere, mediante l’identificazione sia del soggetto femminile che del soggetto maschile negli atti amministrativi, nella corrispondenza e nella denominazione di incarichi, di funzioni politiche e amministrative».

La stampa ha recepito in maniera piuttosto rapida il cambiamento: sindaca Raggi o ministra Boschi sono sempre più diffusi.


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