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Donald Trump, Inauguration Day: “Il viaggio è iniziato, farò l’America grande” FOTO

Donald Trump, Inauguration Day: "Il viaggio è iniziato, farò l'America grande" FOTO

Donald Trump, Inauguration Day: “Il viaggio è iniziato, farò l’America grande” FOTO ANSA

WASHINGTON – Una folla che lo acclama e Donald Trump, neo presidente degli Stati Uniti, sale sul palco al concerto che apre l’Inauguration Day. Il 20 gennaio Trump prenderà il posto di Barack Obama alla Casa Bianca e alle migliaia di persone arrivato ad acclamarlo il presidente ha detto: “Il viaggio è iniziato. Voglio una cambiamento reale e voglio fare l’America di nuovo grande, per tutti. E voglio unire il Paese”.

La temperatura della serata è mite. Nessun accenno di contestazione rovina la festa. “Ho votato per Trump perché voglio che l’America torni ad essere un paese grande”, dice Melissa, che viene dal South Carolina: “Finora siamo stati svenduti alle altre nazioni. Con Trump voglio vedere se saremo in grado di produrre di nuovo, ed essere capaci di autosostenerci”.

Alex invece ha 18 anni, e arriva nella capitale federale dall’Illinois. Indossa un cappellino rosso con lo slogan ‘Make America Great Again’, ed e’ un fan della prima ora del tycoon:

“Non volevo mancare a un evento storico. Mi piacciono la sua forza, la sua promessa di fare l’America di nuovo grande, di ridurre le tasse e di portare un nuovo boom economico. Non mi piace tutto di lui – ammette – ma è un uomo e nessuno è perfetto. Non ho comunque nessuno dei timori che girano su di lui”.

E gli hacker russi? “Non hanno inciso sull’esito voto – è convinto Alex – e se mettiamo fine alla guerra fredda non potrà che essere positivo”.

Anche Debra e Dennis Dombrowski aspettano con ansia l’insediamento di Trump:

“Ho votato per lui perché volevo alla Casa Bianca un outsider della politica. Volevo un businessman, qualcuno che avesse maggiori capacita’ di comunicazione con i leader internazionali. Sarà in grado di cambiare Washington e tante cose ha già cambiato in due mesi. Ha già salvato posti di lavoro, fatto in modo che aziende americane restassero negli Stati Uniti. E ha calmato le ansie del Paese sull’economia, sulle nostre finanze”.

Christine Coleman, 44 anni, pastore di una chiesa protestante di Denver e originaria del Ruanda e una delle poche persone di colore tra il pubblico del concerto:

“Ho votato Donald Trump perché sta dalla parte della verità. È onesto e ha un grande cuore – afferma – è in grado di perdonare. Infatti ha chiamato nel suo governo anche gente che non ha votato per lui. Non è razzista e lo hanno solo demonizzato. Soprattutto i media. Per questo ormai mi cerco le informazioni da sola, non ascolto più Cnn o Cbs”.

Foto Ansa

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