Rassegna Stampa

Concorsone scuola: commissari pagati 1 euro a compito, dimissioni a raffica

Concorsone scuola al palo: commissari pagati 1 euro a compito, dimissioni a raffica

Concorsone scuola al palo: commissari pagati 1 euro a compito, dimissioni a raffica

ROMA – Sapete perché il Concorsone scuola è ancora al palo? Colpa delle continue defezioni e dei ritardi nel ricomporre le commissioni: presidente, due commissari e segretario per 61 classi di concorso che puntualmente prendevano un pezzo per strada. Motivo? I compensi ridicoli elargiti: un euro a compito, che a conti fatti sono scarsi 400 euro lordi per un mese di duro e borioso lavoro. Al punto che qualcuno ha cinicamente parla di “caporalato di Stato”.

Secondo quanto riporta Il Tirreno, almeno la metà di chi doveva valutare ha mollato. Sul sito dell’Ufficio scolastico regionale, tra giugno e agosto, nel pieno delle correzioni, si contano 78 provvedimenti per sostituzione di commissari, anche 2 per volta. Così alcune classi di concorso hanno avuto i vincitori per l’avvio dell’anno scolastico, altre sono ancora al lavoro e non si sa quando finiranno.

Il Tirreno ha raccolto alcune testimonianze

È il caso della commissione per il sostegno della primaria, dove a correggere c’è Cristina Bizzarri, 53 anni da Santa Fiora, 12 anni di ruolo e una decina da precaria. «Credo di essere stata una delle prime a presentare domanda, quando è stata aperta la procedura telematica, a marzo 2016 perché volevo mettermi alla prova». E la prova è arrivata: 338 scritti da esaminare in una scuola di Grosseto tra luglio e agosto. Ogni giorno un viaggio, da Santa Fiora dove abita a Grosseto per concludere entro la fine dell’estate. «Almeno con gli scritti ce l’abbiamo fatta: sono passati all’orale in 73, circa 1 candidato su 5». Poi, il meccanismo si è inceppato: «I colleghi si sono dimessi, sono rimasta l’unica in carica. Aspetto ancora indicazioni dall’Ufficio scolastico regionale su come procedere». E con lei attendono i 73 candidati arrivati agli orali e i ricorrenti che dovranno affrontare gli scritti. «Ancora non ho ricevuto un centesimo – dice l’insegnante – ma tra le prove corrette, una quota fissa e un piccolo rimborso spese saranno meno di mille euro lordi per due mesi di lavoro».

Luigi Puccini, 64 anni e 40 anni in aula, parla di “spirito civico”. Insomma, ci si mette in gioco per «senso del dovere, per la passione nell’insegnare. Al compenso meglio non pensarci». Infatti, non gli è stato ancora accreditato nulla, eccetto pochi euro di rimborso perché «per viaggiare da Pisa, dove vivo, ad Avenza (sede delle prove di lettere, ndr) ho fatto l’abbonamento in treno e l’Ufficio scolastico ha risparmiato qualcosa», confida. E per non farsi mancare nulla ha pure partecipato nello stesso periodo agli esami di Stato. «Abbiamo esaminato più di mille aspiranti docenti in questi mesi», racconta. E gli orali sono finiti a metà settembre.

Come è stato rispettato il calendario per la classe di scienze agrarie. Tra i commissari Fabio Ingraiti, 45 anni, docente all’istituto Vegni di Cortona. A lui toccherà meno degli altri: «Nella mia classe di concorso i candidati erano solo 17». Senza rimborso spese, perché ha lavorato vicino casa, riscuoterà 17 euro lordi più la quota fissa (lorda) di 418,48. «Alla fine, 300 euro puliti per un mese. Mi hanno già contattato perché a causa dei ricorsi andranno esaminati altri 20 candidati. Ma non ci andrò, mi dimetto: per 20 euro me ne resto a casa».

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