Blitz quotidiano
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Evasi da Rebibbia, la mamma di Florin: “Voleva uccidersi”

Evasi da Rebibbia, la mamma di uno dei due romeni dice: "Non faceva che piangere pensando che il fine pena era nel 2021"

ROMA – “Voleva ammazzarsi, diceva: non ce la faccio più”. Piange Helena, la mamma di Florin Mihai Daiconescu, uno dei due romeni evasi domenica dal carcere di Rebibbia a Roma. Sono ancora in fuga i due dopo aver segato le sbarre di un ambiente del carcere ed essersi poi allontanati con un bus. La donna è stata intervistata dal Messaggero:

Piange, singhiozza, si dispera: «Voleva ammazzarsi, invece è scappato. Spero che torni». Helena, la madre di Florin Mihai Diaconescu, il ventottenne romeno evaso domenica dal carcere di Rebibbia con un compagno di cella, Catalin Ciobanu, non si dà pace. «Ha fatto una pazzia – ripete in lacrime – Era disperato, ripeteva in continuazione: “Mi ammazzo, mamma. Non ce la faccio più a vivere in galera”. E invece è fuggito aggravando la sua posizione. E lasciando noi nell’angoscia, nella disperazione». «Da un mese – continua la donna, 45 anni, vedova, e madre di quattro figli – Florin aveva perso ogni speranza. Da quando ha saputo che il suo fine pena era slittato al 2021, non faceva altro che piangere. I nostri colloqui in carcere erano diventati drammatici. Lui mi diceva: “Sappi mamma che non ce la faccio a stare ancora dentro, la faccio finita”. Ed io per tenerlo a freno gli dicevo: “Non mi puoi dare pure questo dolore. Se ti fai del male, m’ammazzo anch’io. Invece così, è evaso, cancellando con un colpo di spugna la sua buona condotta».«Era in carcere dal 2009 – prosegue Helena Diaconescu – Lo hanno arrestato che aveva appena compiuto 19 anni, per una rapina, da quanto mi risulta in cui è stato coinvolto da gente più grande. “Ho sbagliato, mi perdonino, quanto devo pagare?”. Lo hanno preso che aveva solo un telefonino in mano. In primo grado aveva avuto una pena pesante, ma pensava di dover rimanere in carcere al massimo ancora un anno. Ha passato anni ad aspettare quel giorno. E poi è arrivato un nuovo dispositivo, il fine pena, e a lui, a noi, è crollato il mondo addosso». In realtà il giovane, assistito dalla fase esecutiva dall’avvocato Gianluca Nicolini, doveva scontare un cumulo di pene, per altri reati, come furto, rapina e resistenza a pubblico ufficiale, complessivamente per otto condanne.


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